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licenziate in quanto donne

Tutti i cittadini hanno pari dignitĂ  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso.

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licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda ariaora » 01/07/2011, 15:40

Azienda licenzia solo donne. Che qualcuno sia costretto a licenziare a causa della crisi economica è inevitabile, ma che la motivazione sia la seguente è un ritorno al "medioevo":
«Possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è il secondo stipendio»
Una motivazione in sintonia con l'evolvere del sistema verso un Nuovo Feudalesimo che si diffonde in modo sempre piĂą marcato anche nella cultura sociale di base.
Si tratta di una piccola impresa a conduzione familiare metalmeccanica che costruisce motori, che pure aveva la maggioranza di dipendenti donne (18 dipendenti donne, 12 dipendenti uomini) tra le quali ne licenzia 13.

http://milano.corriere.it/milano/notizi ... 1519.shtml
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda vnd » 02/07/2011, 14:27

L’atteggiamento del datore di lavoro che, prima di licenziare, si è preoccupato di discriminare le famiglie che percepissero un secondo reddito mi sembra, una volta tanto, molto saggio.
Il fatto che siano state colpite dal provvedimento soltanto le donne è occasionale.
Molto meno corrette, invece, le affermazioni dell’assessore provinciale alle IMPari Opportunità, «Le donne, e in particolar modo le donne lavoratrici, rappresentano un valore aggiunto per la nostra economia».
Lavoro ormai da tanti anni, e continuo a domandarmi quale sia questo valore aggiunto. Se ne parla sempre ma nessuno si preoccupa mai di scendere nei dettagli.
Sempre a detta dell’assessore, le signore percepiranno un sussidio, a spese della collettività. Quello sì, previsto soltanto per le donne.
Già, perché in Italia, l’uguaglianza di genere, si tira fuori soltanto quando fa comodo. Senza alcun pudore.
Sarebbe stato meglio licenziare i dipendenti uomini? Solo perché uomini? Facendo venire a mancare l’unico reddito del nucleo familiare?
Sono anni, ormai, che trovo le sterili polemiche femministe come questa, faziose, patetiche e stancanti.
Stranamente nessuno sembra preoccuparsi del vero problema. Ossia di come si possa essere arrivati a questo punto dopo decenni di assoluta incapacitĂ  politica.
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda ariaora » 03/07/2011, 9:24

vnd ha scritto:L’atteggiamento del datore di lavoro che, prima di licenziare, si è preoccupato di discriminare le famiglie che percepissero un secondo reddito mi sembra, una volta tanto, molto saggio.

Sarebbe interessante andare a verificare se gli uomini non-licenziati hanno una moglie che lavora.
Chi lo ha stabilito che ad essere "secondo" è il reddito della donna?
Immagino anche che quindi tutte le donne separate e/o singole non siano licenziate?

Il fatto che siano state colpite dal provvedimento soltanto le donne è occasionale.

in che senso è occasionale? e perchè le dipendenti donne erano la maggioranza? 18 a 12?

Molto meno corrette, invece, le affermazioni dell’assessore provinciale alle IMPari Opportunità, «Le donne, e in particolar modo le donne lavoratrici, rappresentano un valore aggiunto per la nostra economia».Lavoro ormai da tanti anni, e continuo a domandarmi quale sia questo valore aggiunto. Se ne parla sempre ma nessuno si preoccupa mai di scendere nei dettagli.

Non ho sentito questa dichiarazione, ma nel riferire la notizia che ho sentito da un TG, non ricordo quale, sostenevano che le donne mostrano in media competenza anche superiore agli uomini, (non ricordo le parole precise, ne conosco la fonte del dato che non è stata citata dal TG, mi pare).

Sempre a detta dell’assessore, le signore percepiranno un sussidio, a spese della collettività. Quello sì, previsto soltanto per le donne.

Se non ci fosse discriminazione non ci sarebbe bisogno di sussidi.
Tu vnd sei davvero incredibile! scrivi ovunque che le donne devono lavorare, però poi non difendi il diritto all'equità nel mondo del lavoro.
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda Ospite » 04/07/2011, 17:41

"Sarebbe interessante andare a verificare se gli uomini non-licenziati hanno una moglie che lavora.
Chi lo ha stabilito che ad essere "secondo" è il reddito della donna?
Immagino anche che quindi tutte le donne separate e/o singole non siano licenziate?"
Gli articoli che ho consultato prima di postare il commento facevano riferimento al fatto che fosse stato il datore di lavoro ad assicurarsi di non colpire nuclei monoreddito.
Successivamente, è emerso che tra le licenziate vi fosse anche una single.
In questo caso, la giustificazione del datore di lavoro, decadrebbe.
In veritĂ  questo sito non meriterebbe tanta onestĂ  intellettuale.
Ma, a differenza delle femministe, io sono libero di ammettere di poter essermi sbagliato.
Beh... non io. Io ho solo letto quello che è stato scritto.
I giornalisti ci sguazzano in questo pantano e, nulla vieta di pensare che, a mentire, siano stati quelli che hanno parlato della single.
Anche perché mi riesce molto difficile pensare che un datore di lavoro, che pure... insomma... tanto scemo non sarebbe dovuto essere.... Non tanto da infilarsi in un ginepraio del genere.
Mi sembra molto strano.

"in che senso è occasionale? e perchè le dipendenti donne erano la maggioranza? 18 a 12?"
Nel senso che, secondo la mia ipotesi, quello ha fatto una cernita basandosi su elementi quali presenza di un solo reddito (che poi è quello che avrei fatto anche io, valutando anche efficienza e assenze).
Non capisco la domanda sul numero in maggioranza di operaie. Vuoi che ti dica che gli uomini erano giĂ  stati licenziati tutti e che nessuno se ne era lamentato?

"Non ho sentito questa dichiarazione, ma nel riferire la notizia che ho sentito da un TG, non ricordo quale, sostenevano che le donne mostrano in media competenza anche superiore agli uomini"
Conosco una delle fonti.
Si tratta dei soliti autoincensamenti femminili (non uso nemmeno il termine femminista).
Stupidaggini indimostrabili.
Finché nello sport e nei Q.I. le qualità maschili saranno superiori a quelle femminili, perché dovrei credere all'ipotesi che le donne sanno gestire meglio le aziende.
Cioè... non per infierire... andate peggio in tutto tranne che nel gestire le aziende?
E' molto piĂą probabile che si tratti della solita cazzata femminista.
va a sommarsi alla storia dell'incendio della fabbrica, delle violenze familiari, alla palla che ne muoiono piĂą di violenza che di tumore, che siete pagate meno, che avete meno diritti e via discorrendo.

"Tu vnd sei davvero incredibile! scrivi ovunque che le donne devono lavorare, però poi non difendi il diritto all'equità nel mondo del lavoro."
Dove avrei scritto di non volere equitĂ ?
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda vnd » 04/07/2011, 17:43

Questo qui sopra, sono io....
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda ariaora » 05/07/2011, 10:24

Segnalazione articolo di approfondimento sul caso MaVib.
Dall'articolo risulta che tra le donne in licenziamento ci sono percettrici di reddito unico per il loro nucleo e non "secondo".
------------------------------------
    Altro che fare la calza, le operaie Ma-Vib tirano fuori gli artigli
    http://www.ilgiorno.it/martesana/cronac ... alza.shtml

    L’azienda smentisce le frasi sessiste ma le operaie scioperano. Gli uomini no. Sfiorata la zuffa tra sindacalisti e proprietari

    Inzago, 1 luglio 2011 - Diciotto donne davanti ai cancelli della Ma-Vib, a Inzago. Chiedono rispetto, prima che giustizia. Alle 8 sono già tutte schierate, bandiere alla mano, per richiamare l’attenzione sul lavoro e su una crisi che non può pesare interamente sulle loro spalle. Di fianco, con l’apertura dei cancelli, sfilano i colleghi, maschi. Sguardo basso, puntano dritto verso l’ingresso. Questa battaglia non li riguarda, per ora. Solo uno ha risposto presente. Inutili gli appelli degli increduli delegati sindacali, addirittura coinvolti in momenti di tensione quando la richiesta, rivolta agli uomini, di fare fronte comune ha trovato risposta in un brutto faccia a faccia tra Fabio Mangiafico, delegato Fiom, e uno dei figli del titolare Ivaldo Colombo.

    Una protesta, quella delle inzaghesi, nata dopo le «sparate» di giovedì, quando l’azienda si era rivolta a 13 dipendenti con un semplice avviso: «Da settembre tutti a casa». Anzi, pardon, tutte. Le motivazioni? Un calo di produzione e, in una politica di riduzione di costi, la dirigenza ha deciso di operare un taglio sui 30 lavoratori attualmente alle sue dipendenze. E l’accetta è andata a cadere interamente sulle quote rosa. «Ufficialmente - commenta lo stesso Mangiarotti - sembra che il lavoro delle donne sia in qualche modo meno indispensabile rispetto a quello dei colleghi». In realtà la motivazione di questa scelta sarebbe stata espressa con toni ben diversi: «“Le donne possono stare a casa coi figli”, hanno detto - racconta ancora Mangiarotti -. E poi: “Tanto il loro è il secondo stipendio in casa, mentre gli uomini sono i capofamiglia”». Dichiarazioni che, ovviamente, hanno sollevato un vespaio: «Loro saranno padri di famiglia ma noi siamo madri. Per questo valiamo forse meno?», il commento asciutto di Miriam Facchinetti. «La ditta dove lavorava mio marito è fallita. Il periodo è duro - continua -. Il mio quindi è l’unico stipendio in casa. Per fortuna che almeno il mutuo è ormai estinto».

    Diversa la situazione di Patrizia Baini: «Sono divorziata, vivo da sola e mi pago un mutuo da 600 euro al mese. Come tiro avanti? Ho subìto cattiverie, insulti, mi hanno dato perfino della pazza. Ho passato un brutto periodo, la mia famiglia è l’unica cosa che mi ha fatto andare avanti». Ora la nuova mazzata, senza nemmeno l’appoggio dei colleghi del cosiddetto sesso forte. «Ci proteggeremo da sole - il grido delle operaie, strette l’una all’altra -. Non siamo lavoratori di Serie B e lo dimostreremo». Da casa Colombo, nel frattempo, una secca smentita: «Mai pronunciate quelle parole - ha spiegato il fondatore Franco -. Nessuno ha in mano la lettere di licenziamento. Questa è pura esaltazione sindacale».

    di Gabriele Gabbini
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda vnd » 05/07/2011, 11:44

"Da casa Colombo, nel frattempo, una secca smentita: «Mai pronunciate quelle parole - ha spiegato il fondatore Franco -. Nessuno ha in mano la lettere di licenziamento. Questa è pura esaltazione sindacale»."

Questo è interessante...
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda ariaora » 05/07/2011, 13:24

Infatti ci sarebbe da indagare, pare che qualcuno stia dicendo il falso:
------------------------------------
    inzago - sciopero della fiom, ma i colleghi uomini non partecipano
    http://milano.corriere.it/milano/notizi ... 1519.shtml
    Azienda licenzia solo le donne:
    «Così stanno a casa con i figli»
    La motivazione: «Possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è il secondo stipendio»

    inzago - sciopero della fiom, ma i colleghi uomini non partecipano

    Azienda licenzia solo le donne:
    «Così stanno a casa con i figli»

    La motivazione: «Possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è il secondo stipendio»

    MILANO - Sciopero giovedì mattina a Inzago in difesa delle colleghe - tutte donne - licenziate dall'azienda Ma-Vib di Inzago. Allo sciopero, ha riferito il responsabile Fiom Fabio Mangiafico, ha partecipato l'80% degli operai. Mancavano però gli uomini: i colleghi maschi, «graziati» dai licenziamenti, dopo aver promesso mercoledì pomeriggio la loro partecipazione hanno invece preferito presentarsi regolarmente al posto di lavoro. La Ma-Vib, dove si producono motori elettrici per impianti di condizionamento, ha 30 dipendenti, in maggioranza operai, 12 uomini e 18 donne. «Per fronteggiare un calo produttivo ha deciso prima di mettere in cassa integrazione per brevi periodi (senza accordo sindacale) le operaie (solo le donne) e, oggi, di annunciare il licenziamento tra i 10 e i 13 lavoratori scegliendoli rigorosamente di sesso femminile», denuncia la Fiom, che sta seguendo la vertenza. Le lavoratrici a rischio licenziamento hanno tra i 30 e i 40 anni e sono inquadrate come operaie nel montaggio dei motori. «La motivazione della selezione dichiarata in sede Api (Associazione piccole medie imprese, ndr) - prosegue la Fiom - è davvero brillante: "Licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio". Al no ai licenziamenti si aggiunge l'indignazione per il becero, offensivo e discriminatorio atteggiamento dell'azienda», conclude il sindacato.

    L'AZIENDA NON REPLICA - La Ma-Vib - una piccola impresa a conduzione familiare diretta da nonno, padre e nipote - replica alle critiche sostenendo che la cassa integrazione prima e il taglio dei posti di lavoro poi sono stati motivati da «ragioni oggettive». I titolari non hanno però voluto rilasciare dichiarazioni e rimangono chiusi nei loro uffici senza parlare con nessuno.

    LA PROVINCIA CONVOCA I SINDACATI - «Un’azione gravissima che denota una totale mancanza di rispetto e discriminazione nei confronti delle donne. Un ritorno al passato che non può essere tollerato e giustificato in alcun modo», commenta l’assessore provinciale alle Pari opportunità, Cristina Stancari. «Le donne, e in particolar modo le donne lavoratrici, rappresentano un valore aggiunto per la nostra economia, ancora di più in questo momento di crisi economica», sottolinea l'assessore, che promette: «Domani incontrerò le lavoratrici e chiederò all’azienda un ripensamento a fronte di questa decisione che calpesta la dignità femminile». L’assessore Stancari e l’assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione Paolo Del Nero hanno inoltre deciso di convocare i sindacati venerdì prossimo, 8 luglio, per approfondire la situazione. «Come assessorato al Lavoro - conclude l’assessore Paolo Del Nero - siamo disponibili ad attivare immediatamente un tavolo tecnico con sindacati e proprietà affinché sia possibile confrontarsi e analizzare il problema occupazionale nel suo complesso che riguarda, oltre le 13 lavoratrici già licenziate, i restanti 17 impiegati dell’azienda che ha deciso di ridurre produzione e personale».

    CAVALLI: DISCRIMINAZIONE SOCIALE - «I licenziamenti ai danni di 13 lavoratrici della MaVib rappresentano una pericolosa deriva sessista, che non può e non deve trovare spazio nel mondo del lavoro», commenta il consigliere regionale Giulio Cavalli. «Le motivazioni addotte alla base dell’interruzione del rapporto lavorativo non sono disattenzioni, ma scelte consapevoli che relegano le donne al ruolo di massaie e casalinghe che, per hobby, decidono di lavorare. Questo atteggiamento - continua Cavalli - non è solo un insulto di stampo medioevale, ma anche un preoccupante segnale di discriminazione sociale». «La Ma-Vib ha consapevolmente calpestato la dignità di tutte le lavoratrici e si è posta in netto contrasto con i principi della nostra Carta Costituzionale. Mi auguro - conclude il consigliere regionale - che ci sia quanto prima un ravvedimento da parte dell’azienda e che i suoi dirigenti escano dalle primitive categorie sociali ottocentesche».

    FIOM: SPIA DRAMMATICA - «Dietro questa decisione c'è l'idea di un lavoro visto all'antica. Quando cioè le persone venivano considerate merci e le donne solo come soggetti a cui delegare la casa e la famiglia», commenta Maria Sciancati, segretaria generale della Fiom di Milano». «Siamo sempre allo stesso punto - aggiunge la sindacalista -. In questo Paese, a livello di governo e di imprese, c'è sempre la stessa vecchia logica che la donna è preferibile che stia a casa. Quello che sta avvenendo dietro ai cancelli della Ma-Vib di Inzago è la spia drammatica di ciò che avviene anche in altre zone e in altri contesti del nostro Paese. Prima non si assumevano le donne, poi potevano entrare nel mondo del lavoro a patto di firmare le cosiddette "dimissioni in bianco". Questo il quadro discriminatorio del nostro mercato del lavoro.».

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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda vnd » 06/07/2011, 5:46

Ho sempre più la convinzione che si tratti di una ciarlatanata giornalistica o, alla meglio, della solita isteria femminista, che monta casi inconsistenti perché ogni scusa è buona per raccoglier soldi....
Mancando le lettere di licenziamento manca ogni elemento che giustificherebbe una discussione seria.
Lascio voi femministe queste cose mondane per dedicarmi a qualcosa di piĂą intelligente.
:-)
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Re: licenziate in quanto donne

UNREAD_POSTda rodolfo brogna » 06/07/2011, 5:51

Commento all’articolo di Luisa Muraro
“Licenziate solo donne” - METRO del 05.07.2011

Le donne o meglio alcune Soggette note, nell’ arrogarsi la legittimazione di rappresentarle, usufruiscono dei potenti mezzi di comunicazione per strumentalizzare quegli eventi di relazione fra uomini e donne, come sia per il caso di oggi anche nel campo del lavoro.
La Luisa Muraro, di maturata esperienza femminista, propina infatti la notizia che un “paron” di una fabbrica in crisi di lavoro con 30 dipendenti, avrebbe licenziato solo le donne per ridurre l’organico delle maestranze. Deduce che quel tale “paron” parla al di fuori dalla storia di 40 anni e ragionando quindi come una patriarca che considera le donne non eccellenti e subordinate agli uomini… Tutto qui? Non rivela che un uomo con la stessa paga sindacale di una donna è più versatile alla fatica fisica e perciò può essere utilizzato nell’esecuzione di manovalanza pesante e nella guida delle macchine industriali; per più ore di lavoro e per più anni, dato se ne va in pensione 5 anni dopo la collega donna. E’ giocoforza che l’impiego di un operaio maschio, in un’azienda già in crisi, è più utile ed economico di una operaia.
La Muraro, con manchevole obiettività professionale, anche questa volta ricorre all’alibi della proditoria persecuzione contro le donne…aggiungendovi che “in Italia le donne amano i loro bambini e non li trascurano”, impostando quel ghignante sotterfugio di far intendere invece che i padri si comporterebbero all’incontrario. La signora Muraro si rivela una femminista pigra nel leggere la cronaca di questi ultimi mesi in cui a fronte di un padre che ha trascurato il proprio figlio, altre invece e più numerose madri hanno abbandonato i propri figli solo per andarsene a giocare a Bingo, sfiorando in ogni occasione la tragedia… Non è il caso di aggiungervi altro!


Grosseto, 05 luglio 2011 Rodolfo BROGNA
mail: rodolfobrogna@libero.it
via Norvegia 33 - 58100 GROSSETO
tel. 3408329229
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