Con la locuzione "quote rosa" ci si riferisce alla presenza di una percentuale minima femminile in ambito lavorativo e istituzionale, obbligatoria per legge.
Di fatto, le quote rosa rappresentano un privilegio per le persone di sesso femminile che sono favorite nel processo di selezione.
C'è anche un fatto molto importante a cui induce a pensare l'introduzione delle quote rose: se un paese si trova ad utilizzare artifici come le "quote rosa" (di fatto una "raccomandazione" legalizzata) significa che sta applicando metodologie di selezione fallimentari. La necessità di utilizzare lo strumento delle quote rosa, per aiutare le donne nel loro percorso, è l'evidenza empirica che le selezioni hanno qualcosa di "corruttibile" che impedisce un percorso equo per tutti, senza necessità di artifici discutibili. Se così non fosse, non ci sarebbe neanche necessità di immaginare le "quote rose". Inoltre, anche con l'introduzione delle quote rosa, le tecniche di selezione conservano comunque la loro essenza di "corruttibilità" che si potrebbe manifestare nell'applicazione delle quote rosa tra le donne. In sintesi, le quote rosa non risolvono nessun problema, ma diffondono invece la cultura e l'accettazione del privilegio oltre che della corruttibilità del sistema di selezione.
Molte donne sono ormai ai vertici del potere, complimenti... finalmente anche le donne possono vergognarsi, abbiamo raggiunto la parità.
Elsa Fornero (ministro, economista...)
Paola Severino (ministro)
Anna Maria Cancellieri (ministro)
Emma Marcegaglia (presidente Confindustria)
Susanna Camusso (segretario generale sindacato CGIL)

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