Esiste una guerra di opinione sull'aborto.
Sinteticamente, ci sono due fazioni:
1) quella dei non abortisti (auto denominati pro-life) che vorrebbero imporre la loro visione a tutti gli altri e vogliono predare la libertà di scelta individuale;
2) e quella degli abortisti che, similmente, vorrebbero imporre la loro visione a tutti gli altri; e, per legittimare l'aborto, a priori, spalano tonnellate di disprezzo sul mistero della generazione di un nuovo individuo vivente (di solito descritto come un "grumo di cellule", roba da spazzatura).
Le due fazioni si fanno una guerra abbastanza accesa, fatta di insulti, disprezzo e spesso auguri di sofferenza.
Nessuna fazione rispetta le opinioni altrui.
Entrambe le fazioni sembrano dominate da un pregiudizio sovrastrutturato, sembrano seguire qualche indottrinamento. Da nessuna fazione traspare un sentimento d'Amore per gli individui implicati nella questione aborto, e non traspare alcuna volontà di ricerca e comprensione.
E quali sono le conseguenze di questi approcci dottrinali sull'aborto?
1) nel primo caso si vuole espropriare il diritto di scelta individuale sul proprio corpo e sul diritto di scegliere se sia opportuno generare una nuova vita (che rappresenta una risorsa economico-politica per il sistema)
2) nel secondo caso indirettamente si favorisce l'idea che sia lecito lo sfruttamento dei corpi, togliendo dignità a parti dello stesso (che rappresenta una risorsa economico-politica per il sistema).
Le guerre, la violenza, la prepotenza, l'intolleranza sono sempre indicatori preoccupanti e non portano mai niente di buono.
Le campagne sull'aborto (pro/contro), sono, da un lato, tramite per condizionamenti sociali (tecniche di controllo demografico), dall'altro promozione di sprezzo per l'accettazione dello sfruttamento ed esproprio dei corpi tramite il disprezzo dei corpi stessi. Ciò che sembra opposto è solo l'altra faccia della stessa medaglia?
L'effetto che ne deriva ha tutta l'aria di essere una fregatura, un furto, come sempre quando non c'è Amore.

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