Ormai lo so che quando mi capita di leggere un articolo che riguarda le donne firmato da Massimo Fini,
pubblicato su Il fatto quotidiano, l'irritazione sarà inevitabile e acuta.
Questa volta, in aggiunta alle solite idee maschiliste trite e ritrite, ho letto anche delle stravaganze del tipo che una volta, in età preindustriale, "non c'era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati".
Comunque, per sfogare l'irritazione, dopo aver letto un simile testo pubblicato su un giornale, mi sono divertita ad aggiungere qualche parola all'articolo giornalistico "Due al prezzo di uno" di Massimo Fini
(N.B. il testo in rosso è quello che ho aggiunto):
***
Due al prezzo di uno (modificato, punti di vista)
1/ Fino a non molti anni fa in famiglia lavorava uno solo, quasi sempre l'uomo, e bastava per mantenerla. La moglie doveva rendere conto di ogni spesa, anche piccola, e non aveva voce in capitolo perchè il marito diceva: "porto io i soldi a casa!" La moglie sognava così la sua indipendenza economica, ma fin da piccola le avevano insegnato che non era alle sue aspirazioni e alla libertà che doveva e poteva pensare. Doveva concentrarsi sulla ricerca del maschio per l'accoppiamento, produrre pargoli e passare il resto della vita ad accudire la famiglia. E quello aveva fatto e faceva. Adesso devono lavorare tutti e due per tutto il giorno. Dal punto di vista dei "padroni delle ferriere" la cosa si presenta così: paghi due al prezzo di uno, invece, per quel prezzo, uomini e donne dovrebbero lavorare entrambi part-time. Per cui viene il sospetto che l'emancipazione della donna e il femminismo siano stati un'invenzione di costoro. O meglio, sembra che il femminismo sia stato ingannato da qualche furbastro che ha fatto dello sfruttamento illusione di uguaglianza. La donna è vittima di un'ulteriore fregatura. Perché deve fare un doppio lavoro, quello d'ufficio e quello di casa, perchè ancora oggi molti uomini, non tutti, sposano le donne per avere cure domestiche e prestazioni sessuali gratis. Perché l'accudimento dei figli, nei primi mesi e anni, tocca pur sempre a lei, se li ha (l'Italia ha il più basso tasso di natalità al mondo - probabilmente perchè le donne si sono stancate di fare le domestiche e le fattrici per sollazzo maschile e per riproduzione, oltretutto vedendo solo un oscuro futuro per i figli). Così detta la Natura che, avendo dotato le donne di innumerevoli qualità, sarebbe delusa nel vederle limitate ad una vita di domestiche e usate come vacche da riproduzione che lascerebbe tutte quelle qualità inespresse e inutilizzate come accadeva sempre nel passato. Il bambino, nei primi mesi e anni, ha come punto di riferimento assoluto la madre nel cui corpo è restato per nove mesi e dal cui corpo è uscito. Per quanto si vada sempre più verso un mondo unisex, e più che altro, possibilmente, libero da sessismo e misoginia, non si è ancora visto un uomo allattare al seno (che, sia detto di passata, è una delle immagini più poetiche e commoventi che possa offrire la Natura, ma in natura non esiste). Il momento del padre verrà più avanti, durante e dopo l'adolescenza, ma prima dell'adolescenza il padre avrà modo di avere grandi soddisfazioni nel cambiare i pannolini pieni di cacca e pipì, svegliarsi di notte ad allattare con il biberon, o dare da bere la camomilla al bimbo. Il padre potrà anche occuparsi di lavare e stirare cumuli di panni.
Anche nel mondo preindustriale la donna lavorava. Si occupava prevalentemente delle faccende di casa ma in alcuni momenti topici della vita agricola, come la vendemmia, dava anche lei una mano sui campi. Entrambi lavoravano duro e le faccende di casa erano pesanti, il lavoro era massacrante e oltre i lavori domestici la donna andava, a seconda delle situazioni, a lavorare con l'uomo: nei campi, nelle stalle, a mietere, vendemmiare. Ma non aveva l'angoscioso problema che ulcera ogni madre di oggi: a chi lascio i bambini mentre sono in ufficio? Le donne (e gli uomini) oggi lavorano lontano dalle loro abitazioni. Per cui sono costrette a ricorrere ad asili e babysitter, spendendo quanto guadagnano. Una partita di giro a ricavo zero, nell'ottica speculativa dei maschilisti, ma che permette alle donne, a parità dell'uomo, di crearsi prospettive per il futuro, per quando i figli saranno grandi, e l'indipendenza dal marito che non avrà più il potere di tenerle al guinzaglio. Ma sono contente di essere inserite anche loro, finalmente, forse per alcuni, nel meccanismo "produci, consuma, crepa", ma molte donne e molti uomini manifestano contrarietà a questo meccanismo. Gli uomini e le donne preindustriali lavoravano dove abitavano, i bambini, che ruzzavan sull'aia, invece che andare a scuola a studiare, con grande gioia dei potenti che hanno sempre piacere di avere un sottoposto popolo ignorante, erano sempre sotto controllo e dovevano lavorare fin da giovanissimi. E se una sera avevano voglia di uscire e andare a vedere una "compagnia di giro" dovevano aspettare pazientemente fino al prossimo passaggio. (perché allora la gente del popolo andava a teatro, i più fortunati e di rado, oh yes, a vedere spettacoli carnascialeschi ma anche Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane che sono un po' meglio di "X Factor") c'era sempre una zia zitella, che, educata a non avere aspirazioni, rimaneva così disponibile gratuitamente come collaboratrice domestica, o una domestica perché, nel mondo dei sogni, non c'era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati, solo le famiglie abbastanza modeste e povere, la maggioranza, non avevano proprio nessun domestico in casa e magari lo facevano di mestiere.
Certo, oggi, anche l'uomo può dare una mano in casa, ma spesso si rifiuta perchè fa ben comodo che prima la mamma e dopo la moglie si occupino di tediosi e gratuiti lavori domestici. Ma questa faccenda di averci messo il grembiale non si è rivelata molto producente, molti uomini cercano di vendicarsi, odiano le donne perchè non hanno continuato a rivestire il ruolo di serve a gambe divaricate a comando. La femmina un ruolo ce l'ha, gliel'ha dato Madre Natura. la maternità è riservata alle donne, la natura si è fidata delle donne, che per questo decidono quando e se portare avanti una gravidanza. Ma la natura ha dotato le donne, oltre che della capacità di essere madre, anche di moltissime altre doti e libertà di ruoli, così come ne ha dotato l'uomo. Ma L'uomo no, ha dovuto costruirselo, ha cercato il suo ruolo nel conflitto e nel dominio. E alcuni uomini hanno imposto ad altri il loro ruolo. Ma oggi non ha più occasioni per esercitarlo, con la stessa frequenza di un tempo. Non c'è più la guerra dove provare il proprio coraggio (la guerra d'antan, dico, non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt), non c'è più il duello, e allora se lo cerca. La forza fisica, sostituita dalla tecnologia, non conta più nulla, o non conta come in passato, eccetera. E, senza ruolo, l'uomo non esiste, almeno nel caso in cui abbia fondato il suo ruolo sulla violenza e sul dominio, ma questa variante potrebbe essere un'occasione per ricostruire ruoli maschili privi della ricerca del dominio, della violenza e della guerra (forse l'uomo non sa che esistono ruoli diversi dall'esercizio della forza e della violenza? forse perchè così è stato educato fin da piccolo) . Così le ragazze, che sognano pur sempre il vir, il "principe azzurro" (ma dopo un'infanzia cresciuta con fiabe tipo "cenerentola", "biancaneve e i sette nani" e così via, è pur sempre inevitabile fare dei sogni coerenti con le fiabe) (lo si vede ai matrimoni dove tutte, non solo la sposa, versano fiumi di lacrime: la cosa le emoziona ancora) si trovano davanti un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c'è un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche).
/2
Il gran finale dell'articolo di Massimo Fini lo lascio intatto! non c'è storia e si raggiunge l'apice del disgusto:
E ne rimangono deluse. Conosco molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza "fine" è scomparsa dall'Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all'aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno. Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano. (Parole integrali-ste di Massimo Fini su "Il fatto quotidiano")
***
Massimo Fini si arroga la presunzione di sapere di cosa hanno bisogno le donne nel fondo del cuore. Verrebbe da ridere, ma tutto sommato "uomini che fanno rigare dritto le donne" sembra istigazione al femminicidio e non fa ridere.
[informazioni di copyright: il testo sopra contenuto tra 1/ e /2 è una parodia, una modifica che ha l'intenzione di commento e critica dell'articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" "Due al prezzo di uno" firmato Massimo Fini il testo in rosso è aggiunto da DP]

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Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
@primo, secondo la tua teoria gli esseri umani non differiscono dai polli dentro ad un pollaio. Secondo questa teoria non saremmo altro che bestie da produzione/riproduzione (in effetti, pare che così ci vogliano).
Massimo Fini dice delle cose fuori dalla realtà storica per quanto riguarda lo stile di vita in epoche passate (peraltro non bene precisate). Evidentemente ha vissuto, o ha sentito i racconti di chi ha vissuto, in contesti di benessere economico quando la massa viveva in povertà (e non andava al teatro... come sostiente Fini).
Ma che stia pure allegro, il signore, perché ci stanno portando velocemente a quelle epoche passate e ricompariranno le tanto compiante serve italiche. Basta togliere risorse e possibilità e il gioco è fatto, non ci vuole tanto.
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
@Primo, per leggere il testo originale di Massimo Fini è sufficiente omettere la parte in rosso (come chiaramente illustrato). Se ti fa fatica puoi leggere il testo originale di Massimo Fini senza le note (che evidenziano le storture logiche e storiche dell'articolo di Fini) qui: DP forum Due al prezzo di uno Massimo Fini, oppure puoi fare un ricerca e troverai l'articolo in molti altri siti: google - due al prezzo di uno, Massimo Fini
Re: Il sessimo del Fatto Quotidiano
Re: Massimo Fini ha ragione, non c'è misoginia ne Il Fatto ...
Oligopolio
Oligopolio
Il problema è l'oligopolio, mercato concentrato nelle mani di pochi grandi venditori/produttori. I processi di concentrazione sono stati esaltati e favoriti contro l'interesse del funzionamento equilibrato dei mercati e della distribuzione di potere contrattuale.
I politici hanno legiferato producendo leggi che hanno diffuso il lavoro precario sottopagato e altre leggi che hanno costretto alla chiusura le piccole/micro imprese liberando aree di mercato, ora completamente nelle mani di poche grandi imprese.
Risultato di politiche "dissennate", (leggi ancora vigenti): c'è chi ha così tanto potere da dirigere il futuro di milioni di esseri umani con un semplice schiocco di dita.
Re: Oligopolio
Esiste ancora gente che
Il testo è di Massimo Fini, con commenti aggiunti
Ciao anonima/o, potresti argomentare la tua teoria? Nel post, il testo di Massimo Fini viene corredato di commenti: puoi precisare quali commenti ti sembrano fuori luogo?
Massimo Fini descrive un passato che non corrisponde alla realtà storica, o che, forse, lui non conosce. E' assolutamente falsa, ad esempio, la dichiarazione "non c'era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati". La sua affermazione non regge neanche dal punto di vista logico-matematico: se tutti avevano un domestico in casa, da dove arrivavano i domestici? (ai tempi... gli extracomunitari non c'erano). Non so te, ma io ho sentito con le mie orecchie i racconti del passato, delle caste, dei privilegi, degli abusi. Oggi, apparenza a parte, non è cambiato molto nella pratica e stiamo tornando al passato abbastanza rapidamente, sia per i diritti delle donne, sia per i diritti dei non appartenenti a caste privilegiate e circuiti... vari.
L'articolo originale, sino a
Il mio tono mi sembra
Il mio tono mi sembra commisurato a quello di Massimo Fini ed al suo irritante revisionismo storico che, in questo articolo, non riguarda solo le donne.
Le mie aggiunte sono una risposta a quanto scritto da Massimo Fini, un diversivo all'invettiva, il tentativo di far notare alcune, e non rarissime, realtà e storie che Massimo Fini forse non conosce.
Come hai notato, non generalizzo. Più che scrivere "molti uomini" e quindi non tutti, non saprei come meglio precisare.
Re: Il mio tono mi sembra