Discriminazioni e filtri nell'informazione. Fantasia o realtà? Cominciamo a farci attenzione, sia ai termini utilizzati per descrivere, sia al differente "impegno" nel diffondere le informazioni.
Prendendo spunto da due casi recenti di omicidio-infanticidio-suicidio (Ceggia e Donnas): in un caso abbiamo una donna (con possibile depressione e cure precedenti (?) di cui non si è capito nulla) e che riesce a uccidere il figlio di 6 anni e sé stessa, soffocandolo e impiccandosi. Nell'altro abbiamo un uomo, papà separato con affidamento del figlio, sottoposto a cure psichiatriche, che fallisce il tentativo di omicidio-suicidio gettandosi da un ponte
Una prima differenza di trattamento dell'informazione sta nel fatto che nel caso dell'uomo i nomi dei protagonisti non sono stati pubblicati - si leggono solo iniziali puntate - nel caso della donna, no. Perchè?
Per dirne un'altra, in molti articoli si verifica che: nel caso della donna si parla molto chiaramente di omicidio, nel caso dell'uomo, che non riesce a realizzare l'omicidio-suicidio, non si parla di tentato omicidio-suicidio o infanticidio, ma si usano termini equivoci che lasciano intendere che l'evento sia quasi un incidente e addirittura parole che lascerebbero intendere la "collaborazione" del figlio (che ha 2 anni):
1 - Ad es. Ansa intitola:
"Padre e figlio si lanciano da ponte, bambino è grave"
"si lanciano" in che senso? dubito che il bambino di due anni si sia "lanciato" dal ponte.

2 - Altro es. Aostasera.it:
"Trasferito al Sant'Anna il bimbo caduto nella Dora insieme al padre"
Il bimbo è caduto? sembra un incidente, ma non corrisponde al vero, infatti nell'articolo, per chi ha pazienza e tempo di non fermarsi al titolo, si legge che il padre è indagato per lesioni.


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