In un precedente post, parlando di depressione post partum, avevo accennato alla superficialità con cui vengono affibbiate diagnosi psichiatriche alle persone nell'immediatezza di un evento delittuoso. Mi domando come si fa a non capire che la vita delle persone è talmente complessa che non si può liquidare tutto con una logica superficiale.
Nei giorni successivi all'infanticidio di Curtarolo ci hanno sommersi di informazioni terrorizzanti sulla depressione post partum. Chissà quante donne hanno cominciato ad avere paura di loro stesse e chissà i loro familiari. Attenzione donne... vi sembra che non siete pericolose ma potreste esserlo, siete delle potenziali assassine. Guardate, questa era una famiglia perfetta, felice, e la mamma all'improvviso, senza motivo e senza avvisaglie ha ucciso il suo bambino. Siete tristi e depresse? Non dovreste! Attenzione, in un attimo potreste uccidire vostro figlio, ma non vi preoccupate, noi abbiamo ciò che fa per voi... sembravano dire i messaggi.
Invece le avvisaglie c'erano, ora a distanza di qualche giorno viene fuori una realtà del tutto diversa. Conosciamo questa realtà da un giornalista locale del Gazzettino.it. Dalle ricerche in internet non risulta nessun titolone di giornale nazionale o del TG per aggiornare (se mi sono sfuggiti segnalate) che, in realtà, di avvisaglie di qualche problema ce ne erano state parecchie. Infatti, sembra che la donna di Curtarolo che ha ucciso il figlio avesse manifestato segnali anomali da molto tempo.
Mi spiace riportare questi dettagli di cui ci informa il gazzettino.it , ma non si può terrorizzare tutte le donne che partoriscono e i loro familiari accusando attacchi improvvisi della depressione post partum quando invece il disagio della donna di Curtarolo che ha ucciso il figlio era precedente al parto e caratterizzato da segnali molto forti. Da quanto si legge sul Gazzattino i problemi di questa donna dovrebbero essere molto profondi e complessi.
Dal Gazzettino.it PADOVA (6 dicembre) - di Matteo Bernardini - Una bella casa, singola, con il giardino curato. Due figli sani, Alessandro di quasi tre anni, la sorellina appena nata, di pochi mesi. La tranquillità economica e un legame coniugale, quello tra Gianni Bellato e Monica Cabrele, solido in una famiglia in cui tutti si volevano tanto bene. Ma questa era la superficie. Una calma solo apparente che ha reso, a molte persone, incomprensibile il terremoto che in un gesto ha distrutto una famiglia e sconvolto un’intera comunità lasciando aperte ferite che non si rimargineranno più.
IL MATRIMONIO
I segnali che qualcosa, nella mente di Monica Cabrele, fosse ormai andato fuori posto erano infatti evidenti. E numerosi. Le scosse che preannunciavano il terremoto che la sera di sabato 21 novembre si è manifestato in tutta la sua tragicità con l’uccisione da parte della mamma del piccolo Alessandro ormai si ripetevano da giorni, da settimane. Alcuni segnali addirittura da anni. Da quando Monica, già dopo il matrimonio, aveva cominciato ad accusare i primi segnali di "stress". Era convinta che tutti, in paese, pensassero e parlassero male di lei, e per questo vedeva le persone in maniera diffidente. E dopo il matrimonio aveva anche interrotto le visite degli amici, i normali momenti di incontro tra coppie che invece sono solite trovarsi di tanto in tanto per raccontarsi le loro esperienze, i loro momenti di vita. Perché sporcavano.I GENITORI
Si era incrinato il rapporto con i genitori con i quali Monica restava senza parlare anche per interi giorni. Però Gianni, conoscendo il carattere non facile della moglie, a questi segnali non aveva dato troppo peso. Monica era così. Ma il salto nel buio era ormai evidente quando, alcuni giorni prima di straziare suo figlio a coltellate, la mamma aveva cominciato a benedirlo con un crocefisso. Oppure quando due giorni prima dell’omicidio continuava a ripetere di avere il telefono sotto controllo per colpa di suo padre, che era convinta avesse commesso un piccolo furto. Monica aveva addirittura impedito al nonno materno di vedere il bambino e di entrare in casa, temendo che potesse far del male al nipote. La mamma aveva paura che qualcuno potesse accanirsi contro suo figlio, e che addirittura un parente, un anno fa, avesse abusato sessualmente di lui un pomeriggio in cui l’aveva lasciato in sua custodia.IL FILM
Un quadro insomma composto da tanti dettagli che proprio nelle ore precedenti l’omicidio si infittiscono e si mostrano ancora più evidenti e sconcertanti. Le scosse non solo si ripetono, ma si fanno ancora più intense. Monica, il venerdì pomeriggio che ha preceduto il delitto si era chiusa a chiave nella stanza matrimoniale, un gesto assolutamente inconsueto, e aveva visto il film "The Secret". Un lungometraggio-documentario di un’autrice australiana, Rhonda Byrne, che spiega come la realtà sia la proiezione della nostra mente e dei nostri pensieri più convinti. È una serie di interviste ad esperti nell’uso della mente per influenzare la vita. Il "Segreto" che consente di modellare l’esistenza secondo i nostri desideri è la "legge dell’attrazione". Al tentativo del marito di entrare in stanza, Monica aveva risposto quasi urlando di non disturbarla e di «non fare male al Redentore». Gesti e parole che avevano scosso il marito così da chiedere aiuto a un’amica comune. Perché lui non sapeva come fare.LA FUGA
La giornata di venerdì si è poi chiusa con un altro comportamento inspiegabile da parte di Monica Cabrele che uscita di casa la sera, di nascosto dal marito, si era recata da un fisioterapista portando con sè la bambina di tre mesi senza vestiti. Tanto che la persona alla quale aveva fatto visita era corsa al telefono per informare Gianni Bellato di quanto aveva visto. Rientrata, Monica e il marito avevano parlato a lungo, e lei continuava a ripetere come fosse sicura che l’indomani mattina i carabinieri sarebbero andati a prenderla: «Me credito – ripeteva al marito –, se i te dise che go copà un puteo, che non ze vero?». Una frase talmente incredibile che Gianni non avrebbe mai potuto credere che invece di lì a poche ore si sarebbe realmente verificata. Infatti al mattino sveglia la moglie e le "mostra" che a ridestarla dal sonno non sono stati i carabinieri ma lui stesso.IL VESTITO DA SPOSA
E sabato mattina sembra essere davvero il preludio di un giorno felice. Anche se inizia con un altro comportamento bizzarro di Monica, che indossa l’abito da sposa prima di riordinare casa e quindi di riposare. Poi... Poi è la calma. Prima della bufera. È la terra che si ferma prima dell’ultima scossa. Quella definitiva, quella devastante. Quella che squarcia tutto poco dopo le 19. Quando Gianni esce per andare a prendere le pizze e rimanda in casa il piccolo che vuole andare con lui. Chiama Monica perché scenda in cuicina a occuparsi del bambino. Lei scende con un plaid e si siede di fronte ad Alessandro dopo che lui aveva mangiato dolci. E a quel punto lo colpisce. Novanta volte. Alessandro non grida e non piange. Fa solo un movimento, quasi volesse voltarsi, ma viene colpito ancora. Poi Gianni Bellato torna a casa e trova la moglie che stringe a sé il figlio insanguinato. Un abbraccio mortale che solo dopo ore potrà essere sciolto. E allora gli occhi si riaprono e la mente torna lucida. Tanto che Monica chiede di autorizzare qualcuno a spararle, per raggiungere Alessandro ed essere seppellita accanto a lui. Perché senza di lui non può vivere

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