L'argomento "visita dei figli in separazione" è spinoso, entrano in gioco i diritti dei bambini intrecciati alle difficili dinamiche di potere nelle separazioni che forse non perdono le connotazioni sessiste in una società essenzialmente maschilista.
Ho da poco segnalato, con preoccupazione, una sentenza alquanto "strana" in cui si punisce la mamma che non opera azioni di convincimento sul figlio per costringerlo a vedere il padre e, dopo qualche giorno, leggo una nuova sentenza: la Corte di Appello di Lecce ha stabilito che la figlia minorenne può rifiutare di vedere il padre. Più precisamente, secondo la sezione promiscua (presidente Boselli, consiglieri Palazzo e Petrelli): «le esigenze di un bambino possono non coincidere con quelle dei suoi genitori».
A questo punto cosa succede? la mamma, stando alla sentenza precedente, potrà essere obbligata a convincere la figlia a vedere il papà? Davvero difficile capire cosa sia lecito e doveroso fare per le mamme separate.
Sembra giusto prendere atto delle esigenze dei figli, anche perchè in altra recente sentenza si è stabilito che il il papà può accordare incontri con il figlio minorenne escludendo del tutto la mamma, che pure si occupa della vita quotidiana del figlio e subisce quindi conseguenze pratiche dagli accordi di incontro e di questo la sentenza sembra non tenere conto.
La sentenza più recente, della Corte di Appello di Lecce, che attribuisce ai figli il diritto di scegliere se visitare il genitore non affidatario sembra essere coerente con il diritto di scelta del figlio minorenne. Anche perchè, è giusto ricordare, i genitori non possono essere costretti a visitare i figli e quindi non si comprende per quale motivo i figli debbano essere costretti a visitare il padre, o la madre.
I papà rifiutati dai figli spesso affermano che è la madre a manipolarli. Può accadere? forse, ma la pesante accusa dovrebbe essere dimostrata. Non si possono considerare tutte le mamme separate colpevoli a priori e formulare leggi e sentenze che pongono le mamme in condizioni di colpa presunta e obbligarle, addirittura, al servizio del papà.
Anche perchè leggo che le donne devono ampiamente dimostrare le percosse e minacce del marito. Riporto di seguito l'articolo dell'Avv. Piera Speziali pubblicato sul sito "MB news", molto interessante:
Scritto da Avv. Piera Speziali
Mercoledì 02 Settembre 2009 12:05Una separazione particolarmente conflittuale è giunta all’attenzione del Tribunale di Monza, che l’ha decisa con una sentenza recentissima. La moglie, affermando di aver subito continue minacce ed aggressioni, si allontana da casa e chiede la separazione con addebito della responsabilità al marito.
Questa richiesta, sostitutiva della vecchia “colpa” da addossare al coniuge responsabile del fallimento del matrimonio, per la verità non incontra spesso il favore dei Giudici, che spesso non ritengono suffragata la gravità dei fatti o non ritengono quei fatti provati a dovere. In questo caso, il clima di forte conflittualità è stato accertato, così come anche un episodio nel quale la moglie subì percosse. Tuttavia, poiché il grave episodio si era verificato dopo la domanda di separazione, e non vi erano prove in ordine a fatti precedenti, i Giudici hanno ritenuto che esso non costituisse la causa ma l’effetto della lite e, pertanto, non hanno ritenuto che il marito si fosse reso esclusivo responsabile della crisi.
Che l’ambiente familiare fosse decisamente surriscaldato lo si capisce però anche da un altro aspetto, decisamente rilevante, che riguarda l’unica figlia. Ebbene, questa bambina di dieci anni di età ha opposto un rifiuto ad incontrare il padre così netto e costante da indurre i Giudici innanzitutto a sentirla personalmente: fatto di per sé non eccezionale, ma sicuramente raro. Visto il persistente rifiuto ad incontrare il padre, venne disposta anche una consulenza psicologica d’ufficio.
Anche la Consulente del Tribunale ha però dovuto prendere atto dell’irremovibilità della scelta, ed ha ritenuto preferibile non forzare con incontri programmati il rapporto padre e figlia, onde non spezzare quell’unico filo che ancora li unisce, costituito - anche se può sembrare incredibile - dalla posta elettronica! Lo scambio di e-mail ha per così dire sostituito le visite paterne.
Per questa situazione, cui si accompagnava inevitabilmente l’elevata conflittualità dei genitori, la figlia è stata affidata in via esclusiva alla madre, e non è stato previsto alcun momento di incontro con il padre: se ve ne saranno, essi potranno essere frutto solo di accordi tra genitori e figlia che, è lecito ritenere, saranno assai improbabili.
La recente riforma operata sull’affidamento dei minori nella separazione dei coniugi prevede che, nella normalità dei casi, esso sia condiviso e, pertanto, spettante ad entrambi i genitori: vi sono però le debite eccezioni, come nel caso di specie, che possiamo ritenere collocato ad un confine estremo. Non solo perché l’affidamento è ad un unico genitore in via esclusiva, ma soprattutto perché l’altro non ha alcuna garanzia di frequentazione o di visite che, in casi meno radicali ma comunque contraddistinti da problemi seri, avvengono nel cosiddetto “ambiente protetto”, ovvero alla presenza di assistenti sociali: come peraltro era stato previsto all’inizio di questa complessa – e penosa - vicenda familiare.

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Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Ciao Rita, leggere sentenze e racconti è davvero disorientante. Sentenze contraddittorie, chi decide che il figlio minorenne può fare le sue scelte, chi invece stabilisce che non può.
Sinceramente la situazione generale annichilisce. Consiglio la lettura di questo articolo:
http://www.donnapratica.com/forum/etica-pratica/non-sopportavo-piu-idioz...
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
vnd, e smetti di tallonare chiunque scrive con i tuoi giudizi sommari.
Re: I figli minorenni possono rifutare di vedere il padre
In altri post qualche utente
In altri post qualche utente aveva posto delle domande o considerazionii sulla PAS.
Per tenere in evidenza l'argomento del perche' (e non se e' "giusto") un figlio non vuole vedere un genitore, che e' uno dei due "pilastri" su cui e' costruita la sua persona, metto in evidenza questo breve articolo, da cui potrete ritrovare la fonte in rete.
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Il "padre" della PAS, la persona, cioè, che per prima ne ha sistematizzato la descrizione, è stato Richard A. Gardner, della Columbia University di New York.
Usando le parole di Gardner, la PAS è: Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di "lavaggio del cervello", o "programmazione", poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. E’ proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS.
In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile.
La PAS è caratterizzata da otto sintomi primari, espressi dai figli come prodotto di una programmazione (o lavaggio del cervello) da parte del genitore affidatario. La programmazione tende a limitare, o impedire, una relazione piena e soddisfacente fra figli e genitore non affidatario, spingendo i bambini a rifiutare quest’ultimo.
Gli otto sintomi primari sono i seguenti:
1. La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l'altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.
2. La razionalizzazione debole dell'astio che il bambino mostra nei confronti del genitore non affidatario si esprime con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali; ad esempio: "non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto presto", oppure "perché una volta ha detto cazzo".
3. La mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come "tutto negativo"; il genitore amato come "tutto positivo".
4. Il fenomeno del pensatore indipendente; la determinazione del bambino, cioè, ad affermare di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione, senza influenza del genitore programmante.
5. L’appoggio automatico al genitore alienante: una di presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore affidatario.
6. L’assenza di senso di colpa: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo, nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.
7. Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente come, ad esempio, l'uso di parole o situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell'età, nel descrivere le colpe del genitore escluso.
8. L'estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, infine, coinvolge nell'alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.
Richard Gardner afferma, basandosi su centinaia di casi e su studi di follow-up, che l'instillazione incontrollata di PAS nei bambini non può che produrre significative psicopatologie, sia nel loro presente che nella loro vita futura.
Questi bambini subiscono una violenza emotiva che crea loro un danno enorme: un danno che difficilmente potrà essere sanato o anche solo risarcito, dato che coinvolge la sfera intima della coscienza personale.
Una violenza che, come affermato da Gardner, porta come conseguenze: esame di realtà alterato, narcisismo, indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia e mancanza di rispetto per l’autorità che non può che essere estesa anche a figure non genitoriali, come insegnanti e futuri datori di lavoro.
@Cassiodoro, tralascio
@Cassiodoro, tralascio commenti sulle classificazioni a punti corredate di sigla orwelliana e ti chiedo: logico che i bambini possono essere manipolati, ma dove è scritto nel testo che sia esclusiva capacità della madre tentare manipolazioni del figlio? non ti sorge il dubbio che un figlio, per esempio, non si trovi bene a frequentare il padre perché turbato dai tentativi del padre di metterlo contro la madre? Ti faccio un esempio: mettiamo che durante gli incontri con il figlio il padre commenti negativamente le capacità della madre, tipo: tua mamma è un'incapace, vuole i soldi per mantenerti ma non è capace di fare la spesa, chissà che compra con tutti quei soldi, le donne sono tutte sanguisughe. Secondo te questo comportamento può determinare disagio nel figlio, può causare danni psicologici al bambino? Perché la mamma dovrebbe obbligare il figlio a frequentare il papà se lo stesso figlio le manifesta disagio e infelicità nel frequentare il papà?
Re: @Cassiodoro, tralascio
Un genitore che denigra
Un genitore che denigra ingiustamente l'altro davanti al figlio fa una cosa molto dannosa e sbagliata, non c'era bisogno di Gardner per saperlo. Quest'articolo mi sembra pieno di banali ovvietà, con tutto il rispetto.
Poi secondo me se i bambini sentono che il genitore non affidatario ci tiene a loro e li ama, non crederanno alle bugie dell'altro..ma io non sono un docente della Columbia, che ne so?
Quanto al rispetto dell'autorità, bè quello non è certo un valore in sè. Se imparano a ribellarsi a futuri datori di lavoro..male non fa. se nessuno si fosse ribellato, a suo tempo, ora gli operai europei lavorerebbero ancora come nell'Ottocento.
E quegli operai che si sono
E quegli operai che si sono ribellati non credo avessero la PAS. Detto questo, non bisogna mai insultare l'altro genitore davanti ai figli, questo è indiscutibile.
Volevo dire "non credo
Volevo dire "non credo avessero avuto un genitore con la PAS", spero di essermi spiegato.
avete ragione e' proprio uno
avete ragione e' proprio uno chock. I bambini devono essere ascoltati
figli di separati
Quando un ragazzino di 12 anni vive con genitori non separati, e' ovvio che NON possa disporre del proprio tempo e fare cio' che gli pare, perche' non ha la maturita' fisica ne' intellettuale per decidere cosa sia meglio per lui.
Allora non si capisce perche', senza motivazioni diverse da quelle che non siano tipicamente legate al capriccio o all'egoismo di voler stare con gli amichetti che il genitore affidatario gli impone, un figlio minorenne di 12 anni non possa essere tenuto a rispettare la volonta' del genitore non affidatario che puo'vederlo soltanto due week end al mese.
Firmato:
Una donna
i figli minorenni possono rifiutarsi di vedere il padre
i bambibini hanno cuore anima e intelligenza superiore agli adulti ,dovremmo tenerli piu'in considerazione, capiscono tutto e intuiscono dov'è il bene eli male e cercano di tenersene lontani. non costringiamoli a fare cio' che non vogliono ,perche' la legge e vle sentenze troppo superficiali lo impogono ,un caso è differente da ogni altro. rispettiamo i nostri figli saltrimenti mai ci rispetteranno, non aspettiamo di sentirci dire, è successa una disgrazia. e' un grosso trauma per loro essere strappati per tre giorni ogni quindici giorni dalla propria casa, dal proprio letto, dal calore e il profummo della loro casa e sopratutto dalla mmamma, son0o dei veri ew propri choc continuativi e non ci lamentiamo se poi dovessero drogarsi ,alolizzarsi o addirittura uccidersi in giovane età.
figli con la valigia
Re: figli con la valigia
Sbagliata la chiave di lettura e la sequenza cronologica dei fatti e, quindi, delle relative responsabilità.
1. Una donna imbecille sposa un uomo qualsiasi, perché ormai tutte le sue amiche l'hanno già fatto, per sistemarsi, perché ormai ha quasi trent'anni, tanto poi riuscirà a cambiarlo, o per una di queste altre stupide ragioni: http://italiadonna.it/public/percorsi/11005/11005001.htm
2. una donna fa con questo uomo uno, due e a volte tre figli perché ormai è tardi, l'amniocentesi, ecc...
3. la madre della donna comincia a ficcare il naso e a chiedere: "ma sei sicura di essere felice" e palle varie.
4. la migliore amica della donna si separa, s'innamora e racconta come una quattordicenne rincoglionita, quanto è felice.
5. la donna si separa e strappa i figli al *padre* che si rende tardivamente conto di che imbecille s'era messo in casa.
6. il padre si deve accontentare di vedere i figli ogni quindici giorni a causa delle nostre leggi femministe.
7. Credi davvero che la tua storia faccia media?