Secondo una sentenza della Cassazione del 21 agosto scorso, la mamma separata è obbligata a non assecondare i figli che rifiutano di visitare il padre. Infatti, la sentenza al riguardo della mamma separata dice che ha «assecondato il rifiuto opposto dalla figlia minore Fabiola alla frequentazione con il padre». Se non erro, assecondare significa che la figlia dichiara la volontà di non voler usufruire del diritto di visita al papà e la mamma le lascia libertà di scelta? non-assecondare significa obbligare, contrastare, convincere? nella sentenza completa ci sarà quanlche altro elemento?
La sentenza della Cassazione dichiara che la madre doveva «collaborare affinchè la figlia minore mantenesse comunque un rapporto sereno con il padre»«Tollerando il rifiuto ad incontrare il padre, espresso dalla minore, la ex moglie è venuta meno ai doveri a lei imposti come genitore affidatario».
Sinceramente risulta difficile comprendere il significato di "collaborare", "tollerare", "assecondare". In che modo la madre avrebbe dovuto essere intollerante riguardo la decisione della figlia? Ora, capisco se si dimostrasse che la madre ostacola gli incontri tra padre e figlio, ma cosa dovrebbe fare la madre quando il figlio non vuol vedere il padre? addirittura obbligare la madre a compiere una violenza sui figli tormentandoli con opere di convincimento per incontrare il padre, fino ad obbligarli (non-assecondare)? mi sembra che sia contro ogni diritto. Tanto più che quando è il padre che sceglie di non frequentare i figli nessuno si permette di obbligare il padre. Anzi, quando le madri si lamentano di padri assenti si dichiara che i padri non possono essere obbligati a svolgere il ruolo di papà, o a frequentare i figli, ma solo al mantenimento economico. Sbaglio o, in pratica, con questa sentenza non solo si impone alla madre di essere intollerante verso il rifiuto dei figli di visitare il padre, ma quello che è peggio, si obbligano i minori al ruolo di figli quando non si fa viceversa con i padri?
Che fine fa il diritto dei minori di esprimere liberamente una scelta? perchè si cerca di costringere la madre al servizio del padre, obbligandola alle pressioni sul figlio, e invece non si indaga sulle motivazioni che spingono un figlio a non voler passare del tempo insieme al papà?

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Re: Le mamme devono essere intolleranti verso i figli che ...
E’ proprio il titolo di questo articolo “Le mamme devono essere intolleranti verso i figli che non vogliono visitare il padre? “ a indicare quale sia il nodo della questione : la discriminazione dei padri in merito all’affidamento o alla collocazione dei figli nella separazione e divorzio. E’ notorio infatti che nell’udienza presidenziale , in pochi minuti viene deciso l’affidamento o la collocazione esclusiva dei figli presso la madre senza aver acquisito sufficienti elementi di giudizio se non il fatto che la madre è donna e il padre è uomo. Tale decisione discriminatoria resta quasi sempre cristallizzata fino alla sentenza . Se non ci fosse tale discriminazione, ci sarebbe una più equilibrata distribuzione dell’affidamento o della collocazione esclusiva dei figli tra madri e padri, ed anche le madri subirebbero le conseguenze di una frequentazione con i figli già limitata nei tempi, che emargina e sminuisce la figura del genitore non affidatario/collocatario mettendo a dura prova senza sua colpa il rapporto coi figli. Se così fosse, il titolo dell’articolo sarebbe stato “i genitori affidatari/collocatari devono essere intolleranti verso i figli che non vogliono visitare il genitore non affidatario/collocatario?”, ma questo solo in teoria, perché se anche le madri sperimentassero a loro danno l’affidamento/collocazione esclusiva dei figli, esse si batterebbero, prevedibilmente con successo, affinchè questi provvedimenti scompaiano immediatamente dalla legge e dalla giurisprudenza a favore del vero affidamento condiviso con reale rapporto equilibrato dei figli con entrambi i genitori.
Re: Le mamme devono essere intolleranti verso i figli che ...
Credo che il quesito riportato nel titolo di questa discussione non abbia molto senso:
"Le mamme devono essere intolleranti verso i figli che non vogliono visitare il padre?"
Risposta: " No, a meno che ci siano fondati motivi di ritenere il padre pericoloso" .
Infatti, i figli non vanno mica assecondati sempre e comunque.
Se il figlio minorenne non vuole andare più a scuola la mamma che fa, lo asseconda?
Se il figlio non vuole andare dal dentista la mamma lo assecondà?
E se il figlio minorenne non vuole stare più nè con la madre nè col padre che fa, se ne va di casa?
In realtà, se non è la madre stessa ad alimentare il rifiuto del figlio per il padre, se la madre veramente vuole, può collaborare col padre a trovare gli argomenti per indurre il figlio a desistere da un semplice capriccio, se non da un comportamento infantilmente manipolatore: se non fai o mi dai quello che voglio, non sto più con te.
Inoltre, il titolo è anche sbagliato, perchè quella presso il padre non è una visita, è una permanenza (anche se più breve) che si alterna a quella presso la madre, così come la legge prevede dal 2006.
Re: Le mamme devono essere intolleranti verso i figli che ...
la terminologia utilizzata fa riferimento a quanto dichiarato nella sentenza:
«Tollerando il rifiuto ad incontrare il padre, espresso dalla minore, la ex moglie è venuta meno ai doveri a lei imposti come genitore affidatario».
indurre? (diz. Spingere o persuadere qlcu. a fare qlco.) ovvero manipolare
Paragonare dentista e scuola a relazioni affettive mi pare fuori luogo. I rifiuti dei bambini di fare qualcosa vanno comunque approfonditi e capiti.
Certo che un conto è aiutare ad affrontare la noia della scuola, la paura di un'interrogazione, o la paura del dolore fisico causato da un dentista che mette un trapano in bocca. Un altro è costringere, o peggio indurre (come scrivi), un bambino a frequentare un genitore per il quale manifesta rifiuto.
Dal domanda del titolo deduco
Dal domanda del titolo deduco che il padre e' un genitore idoneo. Nel caso non sia un genitore idoneo non prendete in considerazione quanto sotto riportato.
Metto in evidenza, per chi interessa, e per chi conosce qualche caso di padre, genitore idoneo, i cui figli non lo vogliono "frequentare", questa breve presentazione, da cui potrete ritrovare in rete altri articoli a riguardo per approfondire l'argomento.
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La Sindrome di Alienazione Genitoriale, definisce le situazioni in cui il genitore affidatario suggestiona i figli, così che il rapporto fra i figli stessi ed il genitore non affidatario si degrada e, talvolta, si interrompe. Nella PAS, i figli finiscono per mostrare un astio e un disprezzo ingiustificato e continuo verso il genitore non affidatario; astio e disprezzo non dovuto a mancanze, trascuratezze o addirittura violenze di questo genitore, ma prodotto da un'alleanza crudele che il genitore affidatario impone ai figli.
Il "padre" della PAS, la persona, cioè, che per prima ne ha sistematizzato la descrizione, è stato Richard A. Gardner, della Columbia University di New York.
Usando le parole di Gardner, la PAS è: Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di "lavaggio del cervello", o "programmazione", poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. E’ proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile.
La PAS è caratterizzata da otto sintomi primari, espressi dai figli come prodotto di una programmazione (o lavaggio del cervello) da parte del genitore affidatario. La programmazione tende a limitare, o impedire, una relazione piena e soddisfacente fra figli e genitore non affidatario, spingendo i bambini a rifiutare quest’ultimo.
Gli otto sintomi primari sono i seguenti:
1. La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l'altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.
2. La razionalizzazione debole dell'astio che il bambino mostra nei confronti del genitore non affidatario si esprime con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali; ad esempio: "non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto presto", oppure "perché una volta ha detto cazzo".
3. La mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come "tutto negativo"; il genitore amato come "tutto positivo".
4. Il fenomeno del pensatore indipendente; la determinazione del bambino, cioè, ad affermare di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione, senza influenza del genitore programmante.
5. L’appoggio automatico al genitore alienante: una di presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore affidatario.
6. L’assenza di senso di colpa: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo, nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.
7. Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente come, ad esempio, l'uso di parole o situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell'età, nel descrivere le colpe del genitore escluso.
8. L'estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, infine, coinvolge nell'alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.
Richard Gardner afferma, basandosi su centinaia di casi e su studi di follow-up, che l'instillazione incontrollata di PAS nei bambini non può che produrre significative psicopatologie, sia nel loro presente che nella loro vita futura.
Questi bambini subiscono una violenza emotiva che crea loro un danno enorme: un danno che difficilmente potrà essere sanato o anche solo risarcito, dato che coinvolge la sfera intima della coscienza personale.
Una violenza che, come affermato da Gardner, porta come conseguenze: esame di realtà alterato, narcisismo, indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia e mancanza di rispetto per l’autorità che non può che essere estesa anche a figure non genitoriali, come insegnanti e futuri datori di lavoro.
Ovvio che i bambini possono
Ovvio che i bambini possono essere manipolati dagli adulti, lo sappiamo tutti. Però c'è qualcosa che non quadra nel testo citato, mi spiego: perchè si parla di alienazione genitoriale riferita soltanto al genitore affidatario? Non dipende mica dal numero delle ore trascorse insieme la capacità di manipolare o alienare. Faccio un esempio: se il genitore non-affidatario, ad esempio il padre, ad ogni incontro dice al figlio: "tua mamma è un'incapace, è una sanguisuga, guarda i soldi che mi tocca dare a quella lì che non sa manco fare la spesa, le donne sono tutte sanguisughe" quale sindrome causa? Definiamo le sindromi causate dal genitore non-affidatario diamogli un nome insieme dai... pat, pir, pal?
Il nome non cambia ed era
Il nome non cambia ed era gia' spiegato sopra.
Non avendo sottomano la possibilita' di prenderle direttamente dal libro di Gardner l'ho preso da un sito interessato alle faccende dei padri.________
Riscrivo per chi avesse creduto che il problema puo' essere causato solo dai genitori affidatari l'esatta definizione del prof. Gardner.
______________________________Introduzione
La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), è un disturbo che insorge quasi
esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli (1-17). In questo
disturbo, un genitore (solitamente indicato come alienatore, genitore alienante o genitore
origine della PAS), attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore
(generalmente indicato come genitore alienato o genitore bersaglio). Tuttavia, questa non
è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poichè il bambino
fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. E’ proprio questa
combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o
trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile.
I sintomi primari della PAS sono:
1. campagna di denigrazione;
2. razionalizzazioni deboli, superficiali e assurde per giustificare il biasimo;
3. mancanza di ambivalenza;
4. il fenomeno del “pensatore indipendente”;
5. appoggio automatico1 al genitore alienante nel conflitto genitoriale;
6. assenza di senso di colpa per la crudeltà e l’insensibilità2 verso il genitore alienato;
7. utilizzo di scenari presi a prestito;
8. estensione dell’ostilità alla famiglia allargata ed agli amici del genitore alienato.
___________________
Introduzione
Questa è la definizione della Sindrome di Alienazione Genitoriale, che ho usato fin dalla
mia prima pubblicazione su questo disturbo, nel 1985:
• La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), è un disturbo che insorge principalmente nel
contesto delle controversie per la custodia dei figli. La sua manifestazione principale è la
campagna di denigrazione rivolta contro un genitore; una campagna che non ha giustificazioni.
Essa è il risultato della combinazione di una programmazione (lavaggio del cervello) effettuata
da un genitore indottrinante e del contributo offerto dal bambino in proprio, alla denigrazione del
genitore bersaglio. In presenza di reali abusi o trascuratezza dei genitori, l’ostilità del bambino
può essere giustificata e, di conseguenza, la Sindrome di Alienazione Genitoriale come
spiegazione dell’ostilità del bambino non è applicabile.
ah, ecco, magari se incolli
ah, ecco, magari se incolli testi copiati riporta anche la fonte, è più corretto. Come vedi anche il genitore non-affidatario può essere causa di alienazione. Quindi, il rifiuto del figlio di vedere il padre potrebbe anche essere un sintomo del disagio che causa l'atteggiamento denigratorio che il padre ha verso la madre? è fuori luogo qualsiasi pretesa che la mamma diventi aguzzino del figlio e di sè stessa
Non penso che una semplice
Non penso che una semplice denigrazione raggiunga cosi fortemente la psiche di un figlio da indurlo a negarsi un genitore.
Ne tantomeno un genitore alienante che non vede risultati positivi, anzi vede solo risultati totalmente negativi, continui nella sua opera di denigrazione sapendo di non ottenere come risultato l'appoggio incondizionato e la collaborazione del bambino.
Ho ricercato in rete qualche documento sui "padri malevoli" ma motissimi rimandano a "La sindrome della Madre Malevola", che mi sembra gia' uno sviluppo dagli studi della PAS di Gardner.
Puo fare delle ricerche se la cosa la puo' interessare, creando cosi un'altro caso di discriminazione sul "perche' non c'e' la Sindrome del Padre Malevolo".
Ho trovato, no per caso, anche un articolo interessante da cui riporto:
__________________
Difficoltà della figura paterna nella dinamica di coppia
con particolare rilievo al momento della separazione
Premessa
Svolgo la professione di psicologo da più di venticinque anni. Dapprima nell’ambito del Servizio Socio-Sanitario Nazionale, poi come libero professionista. […..]
Troppe volte la separazione è un ricatto. Qualcuno pensa di ottenere attraverso di essa quel potere che non riesce ad avere o pensa di garantirsi quel potere che sta perdendo. Allora non esiste separazione reale, ma soltanto una modalità coatta di mantenere gli altri alla propria mercè.
La mia esperienza mi ha portato alla evidenza che nella quasi totalità dei casi sono le mogli e le madri ad agire questa posizione ricattatoria di cui, sempre nella quasi totalità dei casi, i padri sono le vittime, spesso impotenti.
Tante volte mi sono trovata a dover dirimere diatribe tra madri e padri per la tutela dei figli e in tutte le discussioni spesso il bambino altro non era che lo strumento attraverso il quale far pagare al padre le colpe che la madre riteneva di dovergli attribuire.
[….]
Dr. Mariagloria Campi
mariagloriacampi.com/articoli.html
Ah capisco, perchè applichi
Ah capisco, perchè applichi le teorie psichiche in modo razzista?
anche io sono una mamma stufa
anche io sono una mamma stufa di fare di la cameriera
Puo' smettere di fare la
Puo' smettere di fare la cameriera e cominciare a fare il genitore. Nessuno lo vieta.
VERGOGNA AI TRIBUNALI DEI MINORI - LA PAROLA AI BAMBINI
Qui non si parla di avvocati né di dirittto, molti non lo hanno ancora capito. Si parla di bambini che non possono e non devono essere obbligati contro la loro volontà a frequentare padri con gravi problemi di relazione, patologie maniaco paranoiche certificate da perizie dei CTU incaricati dai tribunali stessi, e di qui a peggio. Padri che terrorizzano e non mostrano un briciolo di empatia o affetto ma esclusivamente il capriccio malato di voler esercitare un proprio diritto, come se il figlio fosse un oggetto di proprietà e di voler far del male alla madre. Il motto del momento è "meglio un padre delinquente e mostruoso che non avere un padre". Scusate ma non sono d'accordo. Questa non è educazione, questa è tortura. I bambini hanno una forte sensibilità che gli permette di discernere tra chi prova affetto per loro e chi prova solo odio nei confronti delle madri e nulla nei loro confronti. Se non vogliono andarci e arrivano a presentare somatizzazioni preoccupanti anche certificate da medici, i tribunali se ne infischiano e prendono decisioni assurde come quella di togliere la potestà ad una madre professionista, con una posizione sociale ed umana più che dignitosa e normale (non una persona disagiata che esercita violenze o chissà quale altro sopruso sui figli come di solito si sente sui giornali - una persona e madre normalissima che ha come unica condanna quella di dover impacchettare e legare un figlio e spedirlo a visitare il padre anche davanti a pesanti somatizzazioni del piccolo), e darla ai servizi sociali per insistere con questo obbligo forzato a vedere un mostro. Questa è la realtà. Bisogna analizzare i singoli casi, si parla di vite umane e di bambini in tenera età ma ampiamente in grado di discernere ed esprmersi. I tribunali dei minori prendono decisioni d'ufficio seguendo l'ultimo trend, quello dei padri disperati e santi che non vedono i figli affidati a mogli arpie. Beh non è sempre così, ma per invertire la tendenza ora si esagera dalla parte opposta in modo spropositato. Vergogna ai tribunali e a chi ragiona come un avvocato e non come un padre che vuole il bene del figlio. Vergogna. Stanno commettendo ingiustizie inumane e punizioni medievali per seguire la moda dei padri disperati. Non sono tutti disperati e buone persone, come può essere vero anche il contrario. Ci vuole un'ammonizione forte ai giudici perché pensino ad approfondire i singoli casi, e ad aver voglia di fare bene il loro lavoro invece che scaldare una poltrona e decidere seguendo l'ultima moda.
Ancora vergogna. Date la parola ai bambini, sono persone e non oggetti inanimati. Fate parlare i loro disegni, i loro incubi la notte. Vi accorgerete se sia meglio avere un padre naturale malato di mente o non averlo.
i papà sono ricchi e potenti,
i papà sono ricchi e potenti, hanno appoggi potenti, le mamme sono sole
secondo me tu vivi in un
secondo me tu vivi in un mondo parallelo! possiamo avere differenti punti di vista ma mi dissocio da qs becero livello culturale e mi auguro che -DB- concordi con me. -un papà-
Mi hai colpito molto perchè
Mi hai colpito molto perchè la mia situazione è identica alla tua anche se tue sei madre ed io padre. Se tu inverti i fattori ''padre e madre'' nel tuo sfogo ... ebbene ... allora io sono nella situazione tipica da madre e la mia ex compagna è esattamente tutto quello che hai scritto sui padri. Il ''mio'' tribunale dei minori ha certificato l'insanità mentale della mia ex compagna che era già segnalata da alcuni anni da vari stimati professionisti del settore ''psi'' ed ora la madre di mio figlio è da tempo in TSO senza ricovero ma non le ha tolto il figlio da casa perchè teme ripercussioni alla ''Cogne''. -un papà-
cara ''professionista'' ho
cara ''professionista'' ho letto e riletto il tuo sfogo di Ven, 23/10/2009 - 23:52 perchè c'è qualche contraddizione in termini; per es. non mi capacito del fatto che un padre abbia ''gravi problemi di relazione, patologie maniaco paranoiche certificate da perizie dei CTU incaricati dai tribunali stessi (da te scritto)'' ma poi, tu sostieni, hanno tolto la potestà genitoriale alla madre e allora mi domando: ''''ma non sarà che il bimbo disegna quello che disegna ed ha incubi notturni per causa della madre ???''''; ricordati che i bambini hanno una percezione sensoriale primordiale e pertanto restituiscono ad ogni persona i bisogni e le necessità di qs persona. Da quello che racconti a me pare chiaro che qs bimbo vive in una situazione da PAS; sensazione che viene rafforzata nel rileggere la conclusione del tuo testo che ho sopra riportato; per la precisione dove a ''patologie maniaco paranoiche (che peraltro non esiste ma esiste)'' aggiungi ''... e di qui a peggio.''. E' più che evidente a cosa tu alludi ma se a qs madre hanno tolto la potestà genitoriale è altrettanto evidente che qs madre vive delle paranoie persecutorie che potrebbero, e dico potrebbero, sembrare un proprio vissuto infantile personale mai risolto ed ora semplicemente riversato sul proprio figlio. Ma allora, in qs caso, c'è da domandarsi se una parte delle madri non riesce ad accettare che il proprio figlio stia con il padre perchè in realtà è la madre stessa che ''odia'' gli uonini-padre a causa delle proprie esperienze con il proprio padre. Diversamente non si comprenderebbe tale rabbia che tu esprimi in maniera così aggressiva. Ciò potrebbe altresì essere confutabile da altro concetto da te espresso come ''...Se non vogliono andarci (dal padre-ndr) e arrivano a presentare somatizzazioni (i figli-ndr) preoccupanti anche certificate da medici...''; la confutazione ascrivibile a tale concetto appare evidente essere il risultato delle interioerizzazioni ''malate'' di qs madre che vede nel padre di suo figlio la stessa figuara maschile che tanto male ha fatto a qs donna; qs figuara maschile con evidenza si individua nel padre della donna. Ed ecco che le ''somatizzazioni'' del figlio di qs donna altro non sono che la risposta della citata ''percezione sensoriale primordiale'' di qs bambino alla propria madre. In buona sostanza da ciò che tu racconti appareebbe evidente che qs madre altro non fà che istruire inconsciamente il bambino ad avere ''falsi ricordi'' della proprie ore passate con il padre; ed ecco tornata la già citata PAS. Buona fortuna a qs madre ma sopratutto ai suoi figli. -un papà-
Non ci siamo proprio capiti.
Non ci siamo proprio capiti. Intanto io non sono una madre ma una donna che parla di persone care. Il CTU, caro padre che ti diletti a fare ritratti psichiatrici senza avere la benché minima idea della persona di cui parli, ha sottolineato espressamente che il bimbo non ha problemi nella casa e nucleo familiare in cui vive, difatti il bimbo non viene toccato dalla propria casa né tanto meno allontanato dalla madre, anch'essa sottoposta a perizia e risultata tutt'altro che nevrotica, isterica e aggressiva (termini ripetutamente usati per descrivere il padre). Padre che si reprime con rigidità e cupezza, come fatto notare dal ctu, ma a volte non riesce a quietare quest'aggressività profonda. Quelle che tu chiami contraddizioni della mia esposizione non sono altro che gli estremi per parlare di un'ingiustizia pura, gravissima e assolutamente ingiustificabile. Non te ne capaciti tu, figurati la madre. Cioè non ci sono le condizioni per una privazione della potestà alla madre ma il provvedimento è stato preso per permettere ai servizi sociali di tentare un riallacciamento. Come non fossero già stati fatti tentativi di mediazione familiare o altre mille cose in questi lunghi anni di lotta. Mediazioni fallite a causa del padre e richieste da subito e costantemente dalla madre. Anni in cui per fortuna il bimbo è cresciuto nella propria casa con i propri affetti, un elemento fondamentale - (la madre per inciso, ha un rapporto splendido con i propri genitori) - Ci si dovrebbe semplicemente rendere conto che questo bambino non vuole vedere il padre perché ne è terrorizzato. Padre che sfrutta la propria posizione per ferire la madre invece che pensare a recuperare il rapporto con un figlio che lo odierà per il resto della sua vita. Il bimbo è abbastanza grande ed in grado di esprimersi per spiegare le sue motivazioni, ma qui parliamo di tribunali che mettono timbri e seguono le scie senza approfondire, senza interpellare i bambini in grado di farlo e soprattutto sollevando gravi sospetti di un qualche tipo di corruzione, psichica o materiale non si sa, nel prendere la parte di persone estremamente dubbie. Di casi di malagiustizia è pieno il mondo. A me viene in mente la piccola Sofia messa in istituto, prelevata dalla scuola senza preavviso e lasciata lì per un paio di mesi se non sbaglio. Solo che finché non ci toccano da vicino non si crede mai che cose del genere possano accadere. Vorrei vedere quale madre non difenderebbe il proprio bimbo da una violenza psicologica. Le somatizzazioni del bimbo sono iniziate quando la madre lo ha forzato a vedere il padre. Bello il risultato ottenuto dai tentativi assurdi di riconciliazione con chi di "conciliante" non riconosce nemmeno il lessico. Cosa aspettano, che questo padre arrivi alle mani? Perché finché non si arriva alle mani, alla violenza fisica sui bambini, allora non si può parlare di violenza? E la pressione e tortura psicologica dove la mettiamo, cari i miei psichiatri? Che parlate di PAS qui in uno stato dove nessuno ne conosce bene le origini, le manifestazioni, dove non ci sono studi sufficienti per poterla affermare, riconoscere o eventualmente curare. Non ci sono le strutture di base per usare questa patologia in casi così delicati, non qui in Italia, dove solo pochi rari tribunali dei minori la utilizzano a caso per seguire la crociata contro le madri, senza sapere nemmeno di cosa si parla. Ma già, qui si seguono le mode.
Malagiustizia. Ora vediamo se in appello ci sarà qualche persona intelligente.
E' tutto ancora da vedere, ed in ogni caso il bambino crescerà ancora e ancora, finché non riuscirà a chiudere la porta in faccia al padre di persona. E a chiedere i danni morali e materiali per quello che gli ha fatto passare durante l'infanzia. E' una vergogna e non mi stanco di ripeterlo.
Non ce l'ho a prescindere con i padri, sia chiaro. Di sicuro ce ne sono molti che soffrono realmente e che meriterebbero l'affido dei figli. Ma qui, in questo caso non si vedono le cose perché si penzola da un opposto all'altro senza cognizione di causa. E la cosa grave è che chi non conosce la famiglia e la madre e il bimbo può arrivare a pensare cose assurde proprio come il provvedimento preso e contro cui si tenterà di protestare in tutti i modi.
Non so nemmeno perché sono qui, mi informavo in giro e cercavo altre testimonianze.
Tolgo il disturbo,
au revoir.
cara "professionista" anche a
cara "professionista" anche a me è capitato di trovarmi in qs sito semplicemente per causa di una ricerca in corso per le mie quesationi personali e come te anche io avevo pensato di lascir perdere il discorso anche perchè GIUSTAMENTE mi è stato fatto notare che qs è uno spazio al rosa ma poi ho pensato che qualche punto di vista diverso da quello solito del mondo maschile poteva aiutarmi, e forse anche aiutarvi, a comprendere meglio le differenze tra qs due mondi che oggi appaiono così tanto diversi e lontani.
Certo è vero che anche io come te sono molto arrabbiato per ciò che succede a me ma sopratutto a mio figlio e dopo aver letto attentamente la tua mi sono fatto un bel ragionamento che ti espongo.
Come padre afflitto dai problemi che la madre di mio figlio riversa sul bambino mi viene spontaneo pensare che il problema siano le madri ma poi leggo la tua (qs seconda) e mi accorgo che il problema non sono nè le madri nè i padri ma semplicemente un certo tipo di persone egocentriche ed infantili che possono essere sia madri che padri e quindi il problema forse non è nell'essere maschi o femmine ma è nell'essere ''persone'' sbagliate con la conseguenza che molti padri e molte madri potrebbero addirittura ''associarsi'' in una sorta di ''ASSOCIAZIONE PADRI E MADRI - QUINDI SEMPLICEMENTE GENITORI - MALTRATTATI DAI RISPETTIVI EX COMPAGNI'' (roba da facebook) ma da quello che leggo nella tua e da quello che ho vissuto personalmente posso dire che hai perfettamente ragione circa il pregiudizio e l'inerzia del sistema inquirente (Serv.Soc. compresi). Tu pensa che per avere una semplice comunicazione circa il calendario delle vacanze estive passate ho dovuto attendere ben 4 mesi che il Serv.Soc. si degnasse di rispondere alle mie richieste per poi anche dirmi che non capiscono cosa pretendo quando chiedo di stare un pò con mio figlio. La mia ex compagna, dal canto suo, sono anni che si domanda per quale motivo desidero vedere mio figlio e per quale motivo desidero sapere se stà bene o meno, come và a scuola ecc.ecc.ecc. ed invine qualcuno che ha iudicato la situazione dopo avermi detto che ho sostanzialmente ragione mi ha però anche detto che la signora non è in grado di sopportare emotivamente il benchè minimo cambiamento e pertanto di non insistere sulle visite! In buona sostanza ritorno sulla mia prima risposta e ti confermo che ciò che subusce la tua conoscente come madre è sostanzialmente identico a ciò che subisco io come padre ed allora c'è da domandarsi se l'errore che si fà comunemente non sia semplicemente che, come detto sopra, non sono nè i padri nè le madri ma semplicemente delle persone che in realtà non riescono ad essere nè padri nè madri ma solo dei distruttori di ciò che più caro hanno ... i figli. Per concludere io penso, dopo aver letto la tua, che il sistema inquirente, molto poco preparato, ha buon gioco fin tanto che la categori padri e la categoria madri si fanno la lotta a priori ma quando invece si dovessero trovare di fronte alla categoria ''genitori sani'' ed alla categoria ''genitori malati'' forse allora avrebbero da pensarci un pò meglio sul cosa devono decidere. -un papà-
p.s.: io sono molto arrabbiato anche con certi padri e ti spiego meglio: la mia ex compagna si è trovata un'avv. maschietto e padre che la sostiene nelle suo follie femminili e da madre e quindi è evidente che tale avv.-padre altro non è che quel tipo di padre che voi mamme sane state combattendo; ebbene io lo devo combattere da padre ... forse che sono finito nella sezione sbagliata e sarei dovuto nascere madre anche io ???
cmq cara ''professionista''
cmq cara ''professionista'' anche nel tuo comento del Lun, 26/10/2009 - 18:38 ci sono delle macroscopiche incongruenze e da ciò deduco che non te la racconti proprio per com'è. -un papà-
Mi dispiace ma le uniche
Mi dispiace ma le uniche incongruenze che vedo sono sintomo della malagiustizia senza filo logico di cui parlavo. Non c'è proprio un bel niente da raccontarsi, le favolette le hanno tenute per i papà prevenuti che fanno di tutta l'erba un fascio, come l'ultimo qui sotto. Attenzione alle mamme cattive quando vai a fare la passeggiatina nel bosco, potrebbero raccontarti di essere nonnine e mascherare un lupo feroce.
Ma svegliati, va.
Avevo già salutato, saluto nuovamente le persone che sono qui per un confronto senza pregiudizi, come il papà che proponeva l'associazione mista.
La vedo ancora irrealizzabile purtroppo, è un miraggio lontano. Raccontala al papà cappuccetto rosso, qui. Magari potresti fargli cambiare idea, ma solo in sogno.
vissero felici e contenti
un papà
<<...ma cosa dovrebbe fare la madre quando il figlio non vuol vedere il padre?...>>.
La madre educa ... e se educa deve semplicemente fare quello che fà quando il figlio non vuole andare a scuola o non vuole fare i compiti o non vuole curarsi se stà male.
Se la madre si rassegna e non riesce ad educare i propri figli li lascia ignoranti se non li manda a scuola o non gli fà fare i compiti e li lascia morire se non li cura quando stanno male.
<> (da un detto popolare) e la madre è come un madico: deve sempre curare la ferita, contrariamente non è una madre.
<> (da codice deontologico forense) e la madre è come un avvocato: deve sempre perseguire il bene dei suoi figli; contrariamente non è una madre.
Concludo: non è sbagliata la domanda ... è sbagliato il porsela !!!
un papà
riporto il testo che era tra
riporto il testo che era tra le <<>> e che non è stato inserito:
Il medico pietoso lascia la ferita purulenta (da un detto popolare).
Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell'avvocato che compia consapevolmente atti contrari all'interesse del proprio assistito - art.7,dovere di fedeltà (da codice deontologico forense)
BF
chiediamoci signori come mai questi ragazzi non vogliono andare dal padre ??
parlo per esperienza personale e dico che questi padri dovrebbero sforzarsi, anche se dovrebbe essere normale averlo già, un rapporto con i figli, dedicare a loro un pò di tempo e cercare un dialogo dove ci sia amore e fiducia reciproca.
Se vi fossero queste premesse, penso che nessun figlio rifiuterebbe di vedere il proprio padre.
Per quanto mi riguarda io ho scelto di farli dialogare il più possibile, ma quando i miei ragazzi mi dicono di non voler andare per motivi validi, li ascolto e informo il mio ex marito.
anchio non voglio più andare,
anchio non voglio più andare, ma devo andarci! sennò come faccio per il mio futuro lavoro?
margy93
è giusto obbligare un figlio a frequentare il padre se il padre
poche parole ,un bimbo costretto alle vacanze estive 15 giorni e tre giorni ogni 15 giorni,4 anni e mezzo ha detto lui mi odia percheè mi vuole portare via dalla mia mamma, tu mi odi mamma perchè permetti di oortarmi via, non mi volete bene volete ,tutti e due mi volete male io sono solo, come faccio, a me vieti tante cose per il mio bene, perchè non vieti a lui di portarmi via,non mi vuoi bene.forse questa legge tende a fare odiare le mamme dai figli, a vantaggio dei poveri padri,a cui tutto è concesso anche non pagare il mantenimento da 3 mesi lui professionista io disoccupata. svegliatevi mamme ,basta con i "poveri padri",basta.
E se il figlio non vuole andare a scuola?
E' una cosa simile all'istruzione obbligatoria. Il genitore che non manda i figli a scuola ne risponde penalmente. Che c'è di strano?
Ammettendo la similitudine,
Ammettendo la similitudine, molto discutibile, poichè il rifiuto di frequentare la scuola non è paragonabile con il non voler frequentare una persona. Perchè non vale lo stesso per il padre che decide di non frequentare il figlio?
Il padre che non vuole
Il padre che non vuole "frequentare" (che brutta parola, io propongo di usare "che non vuole curarsi del figlio") ha sicuramente un aggravio economico come contributo al mantenimento da dare alla madre, qualora la madre faccia ricorso in tribunale, nonche' una ulteriore cifra come "rimborso" del tempo in piu' che la stessa dedica per la cura e l'educazione del figlio.
Questo e' il succo di una sentenza della Cassazione di cui, purtroppo, non ho sottomano gli estremi, ma potrei ricercarli se e' di interesse generale.
Quindi confermi che i papà
Quindi confermi che i papà non possono essere obbligati a frequentare, o prendersi cura (anche peggio), del figlio. Se il padre non frequenta il figlio dovrebbe, in base alla legge, rimborsare la quota di mantenimento. Per quale motivo il figlio che non vuole frequentare il padre dovrebbe, invece, essere obbligato? e perché la mamma dovrebbe essere obbligata a fare pressioni sul figlio?
1)La legge non obbliga
1)La legge non obbliga nessuno ad essere "genitore perfetto", e non interverrebbe neanche nel caso (non raro) fosse la madre a non voler prendersi cura del figlio. A questo proposito le ricordo la legge che permette alle donne di partorire in anonimato ed abbandonare il neonato.
La legislazione non prevede la "paternita' consapevole", l'uomo non puo' imporre o impedire ad una donna di abortire, non e' prevista la rinuncia alla paternita'.
L'uomo puo' subire l'imposizione della paternita', anche se non voluta, generalmente se e' benestante e gli si puo' spillare soldi, l'ultimo caso che mi ricordo e' quello di Vittorio Sgarbi.
Non c'e' l'obbligotarieta' di un esame del DNA nei neonati per verificare se il padre biologico del neonato corrisponde al padre legale.
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2) Se un figlio non vuole frequentare l'altro genitore, senza che questo sia effettivamente violento o abusante, e' il risultato di una educazione, da parte del genitore "prevalente".
Ritenendo, non solo io, che le figure genitoriali del padre e della madre sono importanti nella formazione della personalita' del figlio, in una situazione "normale", ciascun genitore "normale" non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e/o diffami l'altro.
E tanto per chiarire:
E tanto per chiarire: abbandonare un neonato mi risulta sia un reato, non credo proprio che la legge lo permetta come lei dice. Semmai la legge consente alla madre di partorire in anonimato e poi lasciare il figlio in ospedale (quindi in un luogo protetto, mica lo lascia al freddo e al gelo) perchè sia dato in adozione o comunque affidato ai servizi sociali che provvederanno a trovargli dei genitori.
E' un po' diverso da "abbandonare", non trova?
@Cassiodoro, mi spiace per
@Cassiodoro, mi spiace per te, ma la natura ha affidato alla donna, l'onere e l'onore della gravidanza, è quindi naturale che alla donna sia lasciato il compito di decidere. Riguardo le gravidanze indesiderate esistono metodi contraccettivi, eventualmente se un benestante ha timore che qualche procace donna le spilli soldi può anche praticare l'astinenza sessuale o fare sesso solo dopo il matrimonio e solo con la moglie. Il rischio della gravidanza fa parte della pratica sessuale. ===== ma andiamo fuori tema, non hai risposto alla mia domanda ===== Se il padre non è obbligabile a frequentare il figlio, per quale motivo il figlio che non vuole frequentare il padre dovrebbe, invece, essere obbligato? e perché la mamma dovrebbe essere obbligata a fare pressioni sul figlio?
Non vede dispiacersi per me,
Non vede dispiacersi per me, io non mi dolgo di quanto la natura mi ha donato, ne sono invidioso di quanto ha donato alle donne.
I discorsi sui metodi contraccettivi e l'astinenza sessuale sono perfettamente adattabili per qualsiasi donna, sia benestante che "nullatenente".
il desiderio di controllare
il desiderio di controllare il corpo femminile sembra nascondere una certa invidia
Dove ha visto il "desiderio"
Dove ha visto il "desiderio" di controllare il corpo femmninile?
Cerco di scrivere mettedo in guardia gli altri maschi, in modo che il loro corpo non sia controllato dalle femmine.
Io avevo gia risposto, non
Io avevo gia risposto, non capisco se non l'ha letta o non la soddisfa la mia risposta.
2) Se un figlio non vuole frequentare l'altro genitore, senza che questo sia effettivamente violento o abusante, e' il risultato di una educazione, da parte del genitore "prevalente". Ritenendo, non solo io, che le figure genitoriali del padre e della madre sono importanti nella formazione della personalita' del figlio, in una situazione "normale", ciascun genitore "normale" non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e/o diffami l'altro.
@Cassiodoro, hai una visione
@Cassiodoro, hai una visione a senso unico, tralasci la possibilità che il figlio non si trovi bene con il genitore che non vuole frequentare. Non esistono mica solo abusi e violenze fisiche. Ti faccio un esempio: se il padre ritira il figlio come un pacco, se non ci parla, se nelle ore che passa con lui si dedica alle sue cose, se lo porta come un cagnolino nei suoi giri, secondo te non è ammissibile che il figlio non si senta amato e non voglia frequentarlo?
Se e' un caso specifico ed un
Se e' un caso specifico ed un genitore non e' idoneo non vedrei l'obbligotarieta' della "frequentazione".
Vedrei bene un tentativo di recupero comporamentale del padre tramite un psicoteraupeta specializzato nella famiglia.
(qui entreremo negli sprechi dei soldi statali, della inefficenza dei "Consultori familiari" che non sono preparati a questo genere di interventi, essendosi ormai fossilizzati sul supporto alle sole donne ed alla maternita', mentre la legge che li ha istituiti cita anche la paternita')
Dalla legge 405 del 1975 Istituzione dei Consultori Familiari
Il servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità ha come scopi:
a. l'assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità
responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica
minorile;[.....]
Capisco, ma non capisco
Capisco, ma non capisco perchè la mamma dovrebbe essere intollerante verso il figlio che non vuole frequentare il padre?
Padre, genitore idoneo o non
Padre, genitore idoneo o non idoneo?
Ad un malato di cancro gli diresti "suicidati, cosi' soffrirai di meno?"
Nella realta' ad un ammalato di cancro psiologicamente gli si danno tutti gli appoggi perche' veda, nella situazione in cui si trova, tutto il bene possibile e non solo il male
Anche nella realta' dei figli, se un figlio vede solo il lato negativo di un genitore, l'altro deve invece fargli notare tutto da un altro punto di vista, piu' ottimista e non solo lasciare che il figlio veda il padre o bianco o nero.
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Il padre sotto il letto
di Enna Biombek
Quando ero piccola un padre era per me come la luce nel frigorifero. Ogni casa ne aveva uno, ma nessuno sapeva realmente cosa facevano sia l'uno che l'altro, dopo che la porta era stata chiusa.
Mio padre usciva di casa ogni mattina e ogni sera, quando tornava, sembrava felice di rivederci. Lui solo era capace di aprire il vasetto dei sottaceti, quando gli altri non riuscivano. Era l'unico che non aveva paura di andare in cantina da solo. Si tagliava facendosi la barba, ma nessuno gli dava il bacino o si impressionava per questo. Quando pioveva, ovviamente, era lui che andava a prendere la macchina e la portava davanti all'ingresso. Se qualcuno era ammalato, lui usciva a comperare le medicine. Metteva le trappole per i topi, potava le rose in modo che ci si potesse affacciare alla porta d'ingresso senza rischiare di pungersi. Quando mi regalarono la mia prima bicicletta, pedalò per chilometri accanto a me, finchè non fui in grado di cavarmela da sola. Avevo paura di tutti gli altri padri, ma non del mio. Una volta gli preparai il tèи. Era solo acqua zuccherata, ma lui era seduto su una seggiolina e lo sorbiva dicendo che era squisito.
Ogni volta che giocavo con le bambole, la bambola mamma aveva un sacco di cose da fare. Non sapevo invece che cosa far fare alla bambola papà, così gli facevo dire: "Bene, adesso esco e vado a lavorare", poi la buttavo sotto il letto.
Quando avevo nove anni, un mattino mio padre non si alzò per andare a lavorare. Andò all'ospedale e morì il giorno dopo. Allora andai in camera mia e cercai la bambola papà sotto il letto. La trovai, la spolverai e la posai sul mio letto.
Mio padre non fece mai nulla. Non immaginavo che la sua scomparsa mi avrebbe fatto tanto male.
Ancora oggi non so perchè.
"La legislazione non prevede
"La legislazione non prevede la "paternita' consapevole", l'uomo non puo' imporre o impedire ad una donna di abortire,"
e mi pare giustissimo visto che ognuno ha il diritto di decidere sul proprio corpo. Visto che solo le donne rimangono incinte e la gravidanza riguarda esclusivamente il corpo della donna è giusto che l'ultima decisione sull'aborto spetti a lei. Se toccasse a noi di restare incinti ci piacerebbe essere visti come delle "incubatrici" che devono portare avanti una gravidanza per forza, magari anche a rischio della salute fisica e psichica? Credo di no.
poi una volta che il figlio è nato, è giusto che il padre contribuisca, come può, al mantenimento.
Re: "La legislazione non prevede
"La legislazione non prevede la "paternita' consapevole"
Sarebbe ora che la preveda. Se le donne possono fuggire dalla responsabilità di crescere il proprio figlio, che hanno concepito liberamente, mediante l'aborto o rifiutando di riconoscerli alla nascita, anche agli uomini deve essere consentito di rifiutare la paternità. Inoltre, dovrebbero essere puniti a norma di legge i comportamenti antipaterni di quelle madri che tengono al'oscuro i padri della nascita dei loro figli o che con l'inganno li inducono a riconoscere figli non propri.