Gli studi di settore determinano l'accertamento nel caso in cui un lavoratore autonomo o un'impresa ricavino meno di quanto presume il Fisco. Questo significa che le imposte non si pagano sul reale guadagno, ma con l'accertamento sulla base degli studi di settore le imposte devono essere pagate su un reddito presunto anche se non realmente conseguito!
L'art.53 della Costituzione però dice:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Le imposte dovrebbero essere pagate facendo riferimento al reddito reale del soggetto contribuente, non a quello presunto e immaginato dal fisco. Nutro seri dubbi sulla costituzionalità degli studi di settore, tanto più che la presunzione viene applicata solo ad alcuni contribuenti: coloro che hanno ricavi contabili inferiori ad un limite stabilito dal Ministero delle Finanze e qui, a mio avviso, abbiamo anche una discriminazione a danno di chi ha ricavi più bassi (piccole e medie imprese) creando situazioni di evidente svantaggio concorrenziale.
Gli studi di settore determinano una redistribuzione della ricchezza dai più poveri (sottoponendo ai minimi solo i soggetti che non superano certi redditi) ai più ricchi (che hanno fatturati superiori al minimo prestabilito) a cui è consentito chiudere le annualità in perdita. Ne segue l'estromissione dal mercato delle imprese che non hanno ricavi vicini alla media del settore, che pure si accontenterebbero del loro basso ricavo, o periodi di perdita. Questo non incentiva la crisi economica e la riduzione della concorrenza?
Gli studi di settore, in pratica, impediscono anche la possibilità di stabilire liberamente il prezzo dei prodotti e servizi offerti (infatti per evitare l'accertamento si è costretti a mantenersi sui ricavi che il fisco presume) con un conseguente danno a carico dei consumatori che pagheranno prezzi più alti (sia per la riduzione del numero di imprese sul mercato, sia per la necessità delle restanti di mantenere prezzi più alti per non sforare gli studi di settore).
Questo non crea un effetto a catena molto dannoso per l'economia nazionale?
E, soprattuto, gli studi di settore sono Costituzionali?
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Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Sono contento di avere trovato una disamina così puntuale su una follia totale << gli studi di settore >>.
Ho sparametrato 1 solo anno è ho detto al commercialista chiudo partita iva!
Nessuna impresa della neweconomy che ha una latenza nei ricavi di diversi anni può nascere con sta roba assurda.
Prima avevano escluso il regime dei minimi che ora il PDL (non commento) ha modificato facendo uscire chi ha più di 35 anni.
La sinistra almeno si è inventata sta roba che poi è diventato nel tempo base per accertamento ossia prova semplice del reddito ma almeno nel 2007 aveva creato il regime dei minimi!!
Morale della favola: se volete fare impresa andate all'estero, se volete lavorare andate all'estero INGLESE INGLESE INGLESE E SCAPPATE dal paese.
Lavorare in Italia porta solo ipoteche, pretese del fisco pazzesche, delocalizzate tutti!
Questo paese così comè non HA FUTURO.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Se gli studi di settore (e la conseguente minimum tax) non piacciono, avete qualche altra idea per combattere l'evasione?
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Si la fatturazione E/o emissione di scontrini completamente detraibili da ogni reddito così che ognuno abbia interesse ad avere prova di acquisto.
Un medico che esercita in proprio potrebbe avere un reddito al nero altissimo eppure stare in regola con gli studi di settore (basta che raggiunga il necesssario). Se i suoi pazienti tutti gli chiedono la fattura perchè la possono detrarre interamente come farebbe lui ad evadere?
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Gli studi di settore non combattono l'evasione. Altrimenti il problema dovrebbe ormai essere risolto.
Gli studi di settore sono applicati solo alle piccole imprese... come se solo le piccole imprese evadessero.
Il sistema contravviene l'art.53 e l'art.3 della Costituzione della Repubblica Italiana, il metodo giusto (ammesso che interessi e non si tratti solo della solita "macelleria sociale") sanno già qual è, e non è certo questo metodo incostituzionale che ha contribuito a distruggere il sistema delle piccole imprese che tutto il mondo ci invidiava.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Concordo sulla critica alla differenza di trattamento tra piccole e grandi imprese.
Tuttavia, la logica dello studio di settore non è completamente sbagliata.
Vuoi fare il barbiere? Guadagni meno di un tot? Cambia mestiere!
Voglio dire... computer nuovi, vacanze, smartphone, appartamenti e SUV esent'IVA e intestati alla ditta non sono una bella cosa...
C'è chi, intestando la società a mammina, riesce anche a far figurare di avere redditi così bassi da dover percepire sussidi scolastici, esoneri per la mensa dei figli e libri di testo gratis.
L'operaio, invece si paga il suo e il loro.
Mi piacerebbe soltanto sapere se lo ritieni giusto e perché.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
poi questi pagliacci vanno anche a dire in giro che gli italiani non lavorano se non guadagnano cifre da capogirooooooooooo.
però se lavorano per non morire di fame gli vogliono estercere quel poco che guadagnano e farli chiudere, vadano a lavorareeeeeee loro schizofrenici
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
E se il tuo ragionamento fosse valido, perché si concede alle grandi aziende di non rispettare alcun minimo relazionato agli investimenti e alle risorse impiegate? già questo è sufficiente a mostrare un grave conflitto di interessi di casta nella legge degli studi di settore.
Se vuoi farti un'idea, scarica il software degli studi di settore, prova a fare delle simulazioni. Scoprirai che non tutte le categorie sono "colpite" allo stesso modo. Che esistono fasce di investimento più colpite e altre meno. Molti parlano per questo di "lotteria", invece, con un'analisi attenta si possono scoprire delle costanti che vanno a colpire particolari entità di ricavi e particolari settori.
E per quale motivo? e perché si dice solo ad alcuni (le fasce più deboli) e non a tutti?
potrebbero darti la stessa risposta per i 1200 euro di stipendio di cui parlavi in un altro commento: se non ti basta quello stipendio cambia lavoro... la pratica è diversa, esistono mercati e non sono sotto il controllo dell'individuo.
Con gli studi di settore si fa anche un altro danno, infatti si toglie la possibilità di offrire una valvola di sfogo per la disoccupazione e per l'equilibrio sul mercato del lavoro:
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Il fatto è che si è arrivati agli studi di settore, dopo anni di evasione...
E ancora oggi l'idraulico e certi ristoratori storcono il naso se chiedi loro la ricevuta.
Non so se mi spiego....
Bisognerebbe dare al privato la possibilità di detrarre l'iva delle spese sostenute.
Allora forse non servirebbero studi di settore...
Per il resto, ho già detto che sono d'accordo.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Sarebbe come dire che, siccome c'è qualche ladro che va in banca, allora prendi a mazzate tutte le vecchiette che vi entrano, mentre lasci entrare indisturbati quelli col passamontagne.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
DELINQUENTI
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Esiste un gruppo di "indignati" contro questo abuso di stato che permette all'Agenzia delle Entrate di stabilire con un software chi chi è evasore oppure no e getta sulle spalle del malcapitato la dimostrazione di non aver evaso. Ad esempio, nel mio caso, non sono riuscito a dimostrarlo eppure possedevo, nel periodo incriminato, uno studio di grafica pubblicitaria che notoriamente lavora esclusivamente con aziende e quindi è tenuto ad emettere fattura. In quegli anni ero in crisi, ho guadagnato poco mentre per il fisco sono un evasore. Quindi oltre al danno subito per la crisi anche l'umiliazione di essere annoverato tra i parassiti della società.
Dietro ai danni che Equitalia sta causando alle aziende e alle partite iva ci sono molto spesso gli “Studi di settore” che sono in netto contrasto con quanto dice la Costituzione. L’articolo 53 infatti recita: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Non è scritto “capacità presunta”.
Ti lascio il link alla pagina del gruppo per un'eventuale futura collaborazione a cominciare con la manifestazione a Roma che vorremmo realizzare. Si potrebbe inoltre valutare la possibilità di una class action per far dichiarare la legge incostituzionale. Mi ci vorrei impegnare.
http://www.facebook.com/groups/nostudidisettore/
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Grazie per la segnalazione,
approfitto dell'occasione per ricordare che oltre all'art.53 della Costituzione della Repubblica Italiana, gli studi di settore sono anche una violazione dell'art.3 della medesiama, poichè non si applicano a tutti i contribuenti, ma guardacaso solo alle piccole e micro imprese.
Inoltre, violano anche il DIRITTO ANTITRUST (libera concorrenza) infatti solo alcune imprese (quelle soggette agli studi di settore) sono costrette ad attenersi alle percentuali di margine stabilite dagli studi di settore, non possono quindi stabilire liberamente i prezzi dei prodotti e servizi.
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Che ne pensi se si organizzasse una Class Action per fare un ricorso alla corte costituzionale?
Re: Studi di settore, sono incostituzionali?
Una Class Action sembrerebbe una buona idea, (bisognerebbe verificare con un avvocato specializzato), per provare ad arginare i danni causati al sistema produttivo italiano da una legge incostituzionale come quella degli studi di settore.
Molte idee imprenditoriali non possono essere realizzate proprio a causa degli studi di settore. Molte imprese non possono investire e provare a crescere proprio a causa degli studi di settori, molte imprese sono costrette a chiudere sotto la gogna degli studi di settore.
Gli studi di settore violano la Costituzione della Repubblica Italiana e anche la logica d'impresa che per sua natura è rischiosa, imprevedibile, ed è gestita dall'imprenditore secondo le regole imprenditoriali che devono essere uguali per tutti, senza i favoritismi introdotti dagli studi di settore per le grandi imprese. Anche la perdita economica non può essere esclusa a priori, ad esempio per idee d'impresa innovative, o a causa di situazioni di crisi che un imprenditore può anche decidere di fronteggiare.
Tasse e imposte sono insostenibili. Ormai lavorare, soprattutto se si vuole fare onestamente e rispettando le regole, è diventato impossibile (schiavi). La pressione fiscale è insostenibile e di questo passo tutte le piccole aziende saranno costrette a chiudere. Non ci sarà più concorrenza nell'offerta di lavoro e saremo tutti schiavi di pochi grandi gruppi.
Qualche curiosità su chi ha introdotto gli studi di settore:
- Franco Gallo, il "tecnico" Ministro firmatario della legge sugli studi di settore è attualmente un giudice della Corte Costituzionale.
- Ignazio Visco, grande sostenitore degli studi di settore, più volte ministro e vice ministro di governi di "sinistra" e che precedette come ministro delle finanze Franco Gallo, è stato nominato al vertice di Bankitalia
- Giuliano Amato che introdusse, come premessa agli studi di settore, la minum tax nel 1992, è membro dell'associazione Costituzionalisti e dal 2010 è senior advisor per la Deutsche Bank (fonte il sole 24 ore)
"... in questo ruolo, secondo quanto apprende Radiocor, Amato supportera' Deutsche Bank in Europa e soprattutto in Italia dando un contributo all'interpretazione degli scenari politici e macroeconomici e nella valutazione degli interventi e delle normative del Governo, fornendo la propria consulenza ai principali clienti attuali e potenziali della banca.
i correttivi della crisi
i correttivi della crisi economica non correggono niente!!
le riduzioni sono pari a ZERO
il mio commercialista mi fa
il mio commercialista mi fa sempre adeguare agli studi settore, adesso gli ho detto che paghi lui! i soldi per pagare non li ho