Trent'anni fa Tina Lagostena Bassi (agguerrito avvocato che ha difeso i diritti delle donne) in aula di tribunale disse: "Il processo alla donna è una prassi costante. La vera imputata è la donna, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale".
Viene da chiedersi se oggi sia cambiato qualcosa. Solo il 4% delle donne che subisce violenza denuncia il fatto. Questo accade a causa della vergogna e della paura che prova la donna per quanto dovrà subire. Per raggiungere un verdetto la donna violentata dovrà aspettare in media 6 anni e dovrà subire ulteriori dolori e affronti. Per questo le donne non denunciano e per questo la violenza aumenta.
Se solo il 4% delle donne denuncia alla legge la violenza subita, solo il 53% la racconta a qualcuno. Questo fatto è ulteriormente grave perchè significa che la donna si vergogna di raccontare la violenza anche a familiari ed amici.
E' una questione culturale che porta la donna a sentirsi colpevole, a pensare che forse ha fatto qualcosa che non doveva:
- non doveva mettere quella gonna,
- non doveva sorridere,
- non doveva uscire a quell'ora,
- non doveva andare in quel luogo,
- non doveva mettere quel rossetto,
- non doveva parlare,
- non doveva guardare
E se la violenza avviene tra le mura domestiche spesso non viene neanche identificata come tale, viene giustificata, minimizzata oltre ogni limite.
Tutto questo significa che le donne non sono persone realmente libere.
Sarebbe opportuno svincolarsi da questa condizione e se dovesse capitarvi la sventura di subire violenza ricordate che non avete nessuna colpa e che avete diritto di vestirvi come preferite, di uscire all'ora che preferite, di comportanrvi come più vi piace e nessuno può arrogarsi il diritto di compiere atti infami, per nessun motivo.

contatti




Invia nuovo commento